MSMIROSLAW

                               Libido

          Nuove espressioni di Musurgia Mirifica emergono dalla Notte
           verso nuovi orizzonti, tentativi di restituire all'azione il suo stato primigenio, ovvero devastare le produzioni dell'arte
del lavoro, dell'industria.
Profanazione e saccheggio della Natura.
Abbondanza, fecondità, turbine, delirio,
tranquillità profonda, deserto, baratro.
Appetito cieco, smania inconsulta nella via del Ritorno.

Il collettivo Trasponsonic di Macomer, sta ricostruendo un importante percorso demo-etno-antropologico che guarda al futuro rivalutando le origini. Lo fa riscoprendo la capacità performante di tutte le forme dell’arte e mettendo in campo sinergie multimediali con una forte connotazione filologica. In questo senso si attiva un’attitudine alla trasmutazione che ricerca continuità nel divenire, in un ricongiungimento ideale tra ancestrale e futuribile. La Libido non è altro che la psicologia del sé, la ricerca materiale di oggetti identificativi. Questi oggetti del sé possono essere le origini, le radici culturali, ogni contenitore ideale di esperienze, capace di plasmare interiorità. Ci nutriamo quindi di stimoli esterni per autenticare la nostra vera natura. Sviluppiamo patologie e frustrazioni laddove istinto ed energia non possono essere incanalate verso bisogni espressivi a tutto campo, verso quella che può definirsi una forma di realizzazione spirituale ed empatica.

MS Miroslaw, con questo secondo lavoro, “Libido, ricongiunge il discorso etnografico e psicologico impalcato dagli Hermetic Brotherood Of Lux-Or e dallo stesso collettivo (con il recente DVD autoprodotto “La Rivolta di Iside”) in una parabola di ieratica eloquenza. Conia il post italian psycho world come forma mutante dell’italian occult. The Men Who Died (In The Arms of Isis) è la cinematica di un’alba apocalittica, la poetica di un risveglio sensoriale. Sacrale, oscura, satura di riverberi che rimandano ad una dimensione senza tempo in un primordiale amniotico e ottenebrante.

 

Christna Of The Tree Of Life con le caratteristiche propagazioni secche del teschio di cavallo eletto a strumento evocativo. Una danza alla madre terra dal titolo eloquente, Return To The Mother (Ode to I) rende molto bene l’idea di una sinuosità degli interstizi, della profondità. Di una dimensione remota da sé e dell’altro da sé e delle contorsioni spastiche e sofferte della ricerca. Tutto si gioca nella tensione sottile e psicotica dell’amplificazione, della forza energetica dell’onda sonora che compie traiettorie capaci di riannodare i fili spazio temporali, fino a portare ad una sublimazione interiore che diventa luce, sguardo nuovo, ricongiungimento, armonia cosmica. Libido come conoscenza, liberazione, riappropriazione simbolica, entropia. Rise Again to The East è l’apertura, lo schiudersi ad una ritualità corale per ritrovare sensibilità e visione nostalgica.

Il senso del sacro, la scenografia da cerimoniale ha in sè una simbologia complessa e apparentemente inspiegabile, vi confluisce la dimensione antropologica e la sua rappresentazione astratta, visionaria, immaginifica e misterica. Babel (Death Of The Sun Worship) è un flusso multisensoriale che si apre a percezioni invisibili e parallele, il flusso del divenire, la vibrazione dell’universale che si svela congiungendo passato e futuro, sacro e arcaico, intimo e metafisico.

Voto: 8/10

Romina Baldoni

 
 
 
 
 
 
REBIRTH INVOCATIONS
Ritual Chants for The Vulture Goddess
 
 

                  

Rintocchi d'ossa...corde percosse e accarezzate...pelli picchiate......Una voce umana si solleva Androgina...E'giunto il tempo del Sacrificio...Divina Dea Avvoltoio....divora il tuo pasto...mostraci il nudo rigido del cavallo d'oro Kurgano che usurpò il tuo regno e riponilo nella tua Tomba Utero Toro affinché si compia il processo di rinascita... mostraci il tuo regno... lo Scisma d'Hrshu è spezzato. La tua influenza tutta la natura tace e sprofonda nel Sonno..come l'uomo ancora oggi ragiona in sogno, così l'umanità primitiva ragionò anche nella veglia per molti millenni....riporta a noi la Luce e nutri la Vita con il tuo eterno pegno.

The End (Revelation came) Through Imbertighe (Tomb of the Giants) Jumis (Calls the Dyonisian orgy)...and the Golden Horse's Sacrifice Till Ecstatic Resurrection. (The Golem is Risen!)

More ritual music? For anyone with a need need need for a major, even obstinate character fronting their ambulant meditative adventures, check the fuck out of REBIRTH INVOCATIONS by the shamanic performer M.S. Miroslaw. Whew kiddies, this seer/sucker is a colleague of the fabulous Hermetic Brotherhood of Lux-Or, and herein lays upon us some of the smartest right now vocal chanting this side of my own avant-vocal ODIN, perhaps even with a bit of Takehisa Kosugi’s truly vocaleptic CATCH-WAVE thrown in. Yow-fucking-Tsar or what! Recorded in caves, nay, Mediterranean antrons of great tradition and ancient usage, M.S. Miroslaw knows his Sardu onions, dedicating a whole track to the former Macomer doorway temple at Imbertighe, and embarks on his own musical Odinist journey – through mountains and former volcanoes – thereafter pasting upon them robust orchestrations of e. drone and concussive punctuation. However, the infernal musical soul of this artist is so robust that his post-performance editing and enhancing never detracts from the visceral, nay, viciousness of Miroslaw’s performance. Released on the Sardinian Trasponsonic label, in a textured card cover dedicated to Robert Graves and Maria Gimbutas, REBIRTH INVOCATIONS is one to own and hold. A sweet necessity.
 
Julian Cope July Drudion 2013
 

Una musica della voragine, delle viscere della terra. Un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini. Per fornirci intatto questo prodigio di totale contatto con l’arcaico, con il tempo perduto, con l’integrità primordiale dell’uomo che compiva la sua sfida di sopravvivenza a mani nude, Mirko Santoru, MSMiroslaw, esegue nel ventre della grotta di Nasprias, nel Màrghine sardo, i cinque pezzi di questo lavoro “Rebirth Invocations”. Un teschio di cavallo ed una serie di effetti sonori ottenuti da un’echomachine e dei phase shifter analogici. Questi sono i suoi strumenti. Trasponsonic ha dato vita ad una serie di progetti, riunendo di volta in volta dei collettivi per dare voce a tematiche precise. L’intento è quello di tracciare una specie di mappa etnografica basata puramente sull’istinto figurativo e sensoriale. Dare identità a rituali che usano la musica come veicolo di interazione ma che non si conformano unicamente ad essa. O meglio la musica diventa la sonorizzazione stessa del misticismo, della sacralità e del paganesimo che viene evocato, della convergenza tra ciò che l’uomo afferra e ciò che all’uomo sfugge, di tutta questa pregnanza ambientale. MSMiroslaw riesce magistralmente a raccogliere questa saturazione atmosferica in un ideale e purificato incontro simbiotico tra elemento umano e tutta quella serie di elementi esterni ad esso che ne costituiscono l’involucro capace di rassicurarlo così come di renderlo estranea a se stesso. L’immanenza, la trascendenza, il panteismo diventano lotta interiore, sfida aperta che mostra in tutta la sua crudeltà i momenti in cui c’è compenetrazione e quindi familiarità e sintonia con il tutto circostante e i momenti di repulsione in cui siamo invisi e maltrattati, se non addirittura resi malignamente meschini dalle leggi cosmiche (etica della crudeltà Leopardiana e Artaudiana).

 

Questo vuole essere quindi un viaggio capace di ricondurci, attraverso introspezione e confronto, ad un recupero di origine e identità. Gli stessi titoli dei pezzi ricostruiscono un percorso a tappe: ricerca di una rivelazione, The End (Revelation came), di una profezia della creazione affidata a indefiniti numi tutelari, Throuh Imbertighe (Tomb of the Giants), smarrimento e fascinazione dell’inconoscibile, Jumis (calls the Dyonisian Orgy…), fede, ricerca di senso …And the Golden Horse’s Sacrifice, illuminazione interiore, gnosi, recupero di fiducia che ha compimento solo e unicamente trovando forza ed energia da un equilibrio e un compromesso interiore, come fenomeno di pasqua, di liberazione soggettiva Till Ecstatic Resurrection (The Golem is Risen!). Vorticose e invasate le percussioni dei quasi dieci minuti di …And the Golden Horse’s Sacrifice, ci proiettano in un criptico e inquietante rito cabalistico in cui si materializza quasi la presenza di poteri oscuri, di forze avverse che prendono il sopravvento. Il rullare ripetitivo di queste lugubri maracas immaginarie, piene dell’inconsistente polvere della futilità, la cassa di risonanza di questo graffio secco e scarno operato su corde metalliche, appunto un teschio, diffonde il rimbombo straniante del vuoto, la linea di confine tra sacro e arcaico,  la sospensione dell’ignoto. E forse riandando all’inizio si ritrova la fine, The End (Revelation came), con la commistione futuribile delle sonorità di Balestrazzi (special guest star) ci catapulta ad un ipotetico approdo che rappresenta una fusione sensoriale dei tempi e dello spazio, i rintocchi scanditi del timpano e dei piatti suggeriscono una dilatazione onirica, un precipitare ipnagogico,  il balenare violaceo di uno scintillio nel buio della notte. 

 

Romina Baldoni www.distorsioni.net

 

 

Antonio Ciarletta Blow-up Magazine 2013

 

Continua l'esemplare opera musicale e di ricerca operata dalla Trasponsonic di Macomer, etichetta che coinvolge prevalentemente artisti del luogo con un catalogo che spazia dall'ambient ritualistica a un crudo e scurissimo post-punk noise che si sposa con l'industriale.
Tra i più attivi nomi c'è quello di Mirko Santoru, già apprezzato con l'ensemble degli Hermetic Brotherhood Of Lux-or, e ora di nuovo in scena con un altro ammaliante progetto quale M.S. Miroslaw gestito totalmente in solo. Anche qui si può assolutamente parlare di musica che nasce ispirandosi agli antichi riti pagani della terra sarda, una vera e propria invocazione che trasporta chi ascolta dentro un misticismo vibrante, tenebroso, celebrativo.

“Rebirth Invocations”, il cui sottotitolo è “Ritual Chants For The Vulture Goddess”, è stato registrato nel cuore della grotta Nasprias, un antico insediamento rurale all'interno dei vigneti del Marghine, e vede Santoru creare la sua musica attraverso un teschio di cavallo, appositamente “preparato”, su cui scorrono delle corde che vengono pizzicate o sfregate con oggetti e il cui suono viene ulteriormente processato con effetti digitali e analogici. Anche le litanie vocali sono trattate allo stesso modo, conducendo così magicamente in un mondo altro o forse ancora ben presente se solo si è capaci di invocarlo nella maniera giusta.
Nel disco collabora Simon Balestrazzi (T.A.C.) che nella traccia d'apertura “The End (Revelation came)” interviene con il salterio preparato, gong e ulteriori componenti, adatti a rendere estremamente evocativo l'intero spettro sonoro.

Operazioni come queste dovrebbero essere supportate da qualche ente o ministero per la salvaguardia della nostra antica cultura e tradizione, quella meno da cartolina e cattolica per intendersi, ma al momento ci pensa con forza, coraggio e sacrificio solamente la Trasponsonic, e a lei e al suo collettivo viene reso il più sentito ringraziamento.

 

Gianluca Polverari www.ondarock.it

 

 

Non si sale, non è questa l'impressione.
Piuttosto, ci si dedica all'esplorazione di un crepaccio vertiginoso.
Una fessura cupa, che si offre profonda fra le montagne, le cime, spruzzate di luce.
Non un filo d'aria in basso, ombra e caldo insopportabile, mentre le zanzare banchettano sul collo.
Fra le stretti pareti che le spalle sfiorano, uomini/bestia e donne festanti, falli in erezione, enormi e ridicoli, stinti dal tempo.
M.S. Miroslaw (HBOL, Maqom e gran cerimoniere di casa Trasponsonic), non transita placido, dalle parti di un esordio conciliante.
“Rebirth Invocations”, entra di spalla, fra petto e mento.
Son i clangori dei Mamuthones rischiati dai falò, immersi nel silenzio di una folla riverente, è vino e sudore, desiderio e carne.
Sacra musica sarda.
Uomini e bestie nelle grotte, a condivider gli spazi del sogno.
Sempre giorni difficili (ieri come oggi).
Di festa, quelli dell'uccisione del maiale, il paese percorso d'unico orgasmo.
È struttura non aerodinamica, impegnata nella fase del volo, che si adatta e modella nel buio, divorata dall'attrito.
Ripetizioni devozionali punenti e carne cotta dal sole.
Per caso e tenacia, ancora integra.
Simon Balestrazzi contribuisce.
Di dubbi sfrigolanti e diluizioni terminali.
Con la certezza nitida, che il fiato potrebbe non bastare, nel frattempo, brucia strada.
Fuori, è un nulla sconsolante.

 

Marco Carcasi www.kathodik.it

 

Continua la missione antropologica di Mirko Santoru e della sua Trasponsonic alla riscoperta della Sardegna pre-nuragica, quella vissuta all’ombra dei dolmen. Questa volta Mirko procede in solitaria, con solo un piccolo aiuto di Simon Balestrazzi: Rebirth Invocation è la nuova tappa di una ricerca etnografica realizzata attraverso sia i luoghi (la caverna Nasprias, già palcoscenico per l’album Maqom II), sia gli strumenti. Il protagonista, infatti, è un teschio equino – opportunamente preparato e processato – preso dai carnai a cielo aperto delle coste nord-occidentali sarde, luoghi predisposti proprio per la salvaguardia delle specie di avvoltoi locali. Questo teschio funge da tramite col quale raccontare tradizioni attraverso la tradizione stessa, lungo paralleli separati da epoche intere. Lontano quindi dalle sanguinolente e provocatorie esternazioni à la Zero Kama, il disco si snoda attraverso cinque canti per la Dea Avvoltoio, liturgici e celebrativi, di fattura ambient etnico/occulto. Avranno di che ascoltare tutti gli incontentabili ai quali non bastano le ormai saltuarie release dei Vasilisk o i nostalgici del mantra ascetico dei Sigillum S, c’è comunque personalità a sufficienza per non far finire questo disco nella pletora dei throat sing tibetani con mandolini curdi e scampanellii di sottofondo.

Rebirth Invocation è l’eremo dal quale Mirko Santoru lancia il grido atavico di una civiltà espropriata della sua terra, che stiamo rischiando di perdere, per sempre.

 

Tommaso Gorelli    www.thenewnoise.it

 

Sardegna pagana. Sembra essere questo il filo conduttore delle tante uscite provenienti da una regione che, dal punto di vista della musica meno convenzionale, gode oggi di un momento di grande ispirazione. Già avevamo detto del disco capolavoro di Dalila Kayros, dove tradizione e contemporaneità convivevano brillantemente, ora è la volta di questo lavoro di MSMiroslav, membro del collettivoHermetic Brotherhood Of Lux-Or, coadiuvato dal sempre ottimo Simon Balestrazzi. 
In questo caso il suono non è facilmente etichettabile come sardo, la voce è un salmodiare quasi gregoriano e solo alcune sonorità acustiche, come in Till Ecstatic Resurrection, suggeriscono una collocazione mediterranea: d'altra parte è musica che si abbevera agli strati più profondi dell'essere, evocando forze ancestrali che travalicano ogni cultura e linguaggio, trovando compagni di viaggio in luoghi geograficamente lontani ma spiritualmente vicini. É un discorso che vale per la grafica, che riproduce alcuni graffiti anatolici testimonianti riti rintraccaibili anche nella cultura neolitica sarda, come per la musica; Rebirth Invocations sembra infatti attingere al ritualismo oscuro dei primi Current 93 e dei Coil, ma lo fa poi collidere con elementi di musica concreta particolarmente consoni al discorso che si va sviluppando: valga come esempio il fatto che lo strumento principale sia una teschio di cavallo... preparato! Ne risulta un suono pulsante e cavernoso, che evoca visioni di cerimonie tribali che onorano il respiro della terra (Jumis) e le forze di una natura a cui non ci si può rivolgere che con soggezione. MSMiroslav si muove con sicurezza fra industrial e primitivismo, gettando un ponte fra un passato oscuro e un presente che non vuole abbandonarsi alla banalità del quotidiano (l'epica ...And The Golden Horse's Sacrifice); un discorso che non sarebbe dispiaciuto a Ernst Jünger, il quale, nelle pagine del suo diario sardo, scriveva "che il tempo passato sia vicinissimo e si avvicini sempre più questo è uno dei doni inattesi, una delle sensazioni tranquillizzanti del nostro presente". È questo quello che mi sembra stia avvenendo di questi tempi nell'isola e che dischi come questo testimoniano con chiarezza e forza. Sempre il filosofo tedesco scriveva "sono dell'opinione che storia e preistoria di un'isola come questa siano comprensibili anche per altre vie che non siano quelle degli studi"; una di queste, oggi, è certamente Rebirth Invocations.

 

Emiliano Zanotti www.sodapop.it

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
      Debut Cd "Rebirth Invocations" Out Now!!!
                                 

                                  A new way to come back to Sardinian Archaic Music-Religion!!!!

                                                 

M.S. Miroslaw from Hermetic Brotherhood of Lux-Or playing his Sacred Horse Skull in a midsummer night!!

                                                

                                                

 

                
 
 
                          Trasponsonic Inc. 2016