MSMIROSLAW-ORGANES DE LA VOIX

Chants Funebrés pour AHYHW

The "nuraghe" as a phonatory organ and a phonetic system in the polyphonic song 

MSMIROSLAW: vocals, looper, fx, stones

Recorded between 2017 and 2018 in the archaeological sites of "Duos Nuraghes" and "Santu Bainzu" Borore

Post-produced at Nasprias Cave 

 Inspired by all human ancestral songs

A sud di Macomer, in terra sarda, l'altopiano stepposo nella zona di Borore ospita molti nuraghe e resti di antiche tombe  che sono anche sepolcri del tempo e della storia, sospesi tra leggende e miti arcaici, le tombe così dette dei giganti. Mirko Santoru (nella foto sotto a destra) continua con il suo moniker MSMiroslaw l'affascinante esplorazione della sua terra entrando nei meandri e nei cunicoli più oscuri dove può leggere un legame atavico e indissolubile tra umano e natura e dove questa alchimia influenza e plasma l'evoluzione antropologica insieme al paesaggio stesso. "Organes de la voix" e nuraghe come impalcature di emissione e trasmissione fonica. Non solo. Qui esaminate come delle estensioni mistiche capaci di interconnettersi con un oltre spirituale e magico. Sono sei brani strutturati con l'anatomia degli organi da cui scaturisce la voce ma quello che è il risultato complessivo ha a che vedere con un rituale mortifero, cupo e ineffabile che come suggeriscono le note di copertina, vuole indagare e trarre ispirazione dai canti umani ancestrali e iniziatici. Più che dei canti votivi o celebrativi infatti qui non si respira un'atmosfera di religiosa sacralità come ad esempio nel lavoro, pure piuttosto oscuro e criptico, che fu "Voix" di Egisto Macchi. Qui arriva una sensazione di ritorno alle origini intesa come simbiosi  tra l'essere umano e la terra madre e matrigna che lo custodisce nel grembo e che ne garantisce la sopravvivenza solo sulla base di un'intesa e di un compromesso.
"Organes De La Voix - Chants Funèbres pour AHYHW" contempla quindi sei pezzi aspri, voci trascolorate che sembrano voler penetrare le viscere della terra. Un linguaggio che si articola sulla base di suoni materici che sondano le cavità, trapassano le barriere capaci di alterarne la propagazione e che ritornano come eco deformi, come vibrazioni che raccontano smarrimento, angoscia e paura. Spirali di ricerca tormentata tra straniamento e identificazione alla ricerca dell'armonia che ha preceduto il caos, della visione lucida che fu il patto di alleanza tra creatore e creatura per stabilire consensualmente delle distanze di libero arbitrio. Il gioco dei riverberi che alterano la voce nel momento in cui è assorbita dalle grotte Naspiras. Viene da pensare all'alterazione dello stato meditativo, quel sonno incantesimo che corrisponde al suono M. Il suono che crea e che dissolve e che penetra l'universo. L'Om e l'Ātman sono coloro che conoscono penetrando. Penetrare e ritrovare il tempo zero, l'origine di tutte le cose e il suo peculiarissimo suono. Il respiro del mondo, il momento verità in cui l''Ātman individuale si fonde con quello universale.

Romina Baldoni  www.distorsioni.net

Il legame di Mirko Santoru/MSMiroslaw  con la Sardegna, la sua terra, va ben oltre la semplice esistenza fisica del musicista: proprio la musica è il mezzo utilizzato per penetrare gli strati più profondi dell’isola – siano essi spaziali o temporali – indagando e annodando i legami fra passato e presente. Con questo EP il campo si allarga paradossalmente inserendo dei paletti: la voce è l’unica fonte sonora, alterata solo dagli effetti e dall’acustica dei luoghi che hanno ospitato la registrazione (i nuraghi di Borore) e la post-produzione (la grotta di Nasprias): ne esce un disco di musica post-industriale (più di un punto di contatto si può trovare con The Secret Barbarous Names di Nordvargr, che parte da premesse simili) dove alle rumorose strutture di fondo si sovrappongono voci, se non intellegibili, almeno sempre riconoscibili come tali. Quello di Organes De La Voix è un viaggio che parte dal profondo di noi stessi e conduce all’esterno, portando con s’è le nostre più profonde fobie per dar loro forma e, forse, esorcizzarle. Come in uno studio di fonetica sperimentale ogni brano è intitolato col nome di un organo dell’apparato fonatorio, fatta eccezione per le prime due tracce: Amygdale, l’amigdala, area del cervello che gestisce le emozioni e in particolare la paura, inevitabilmente inquietante e spettrale, e Oesophage, l’esofago, luogo dove le angosce si manifestano. Da qui inizia la risalita, fra senso di catarsi e ricadute, che assume molteplici forme man mano che percorre il cavo orale: invocazione (Laryngo-Pharynx e Cordes Vocales), mantra polifonico (Cavité Nasale), oscura litania (Glotte, Epiglotte E Langue). Il suono/voce, per quanto ostico, non appare poi così alieno, ancorandosi ad un subconscio memore di epoche passate, così l’effetto sull’ascoltatore è di straniante trasporto, come se ci muovessimo in stato di semi-incoscienza; non si giunge a una redenzione, d’altronde dubito fosse quello l’obiettivo, quanto piuttosto alla conoscenza di una spiritualità indissolubilmente legata al concreto, al tangibile. Molti altri sono i ragionamenti che si potrebbero fare su un lavoro del genere, ad esempio approfondendo il rapporto di continuità fra spirito, corpo e luoghi, o analizzando il passaggio senza soluzione di continuità fra natura e cultura, ma sono suggestioni che è giusto lasciare alla sensibilità di ogni ascoltatore: Organes De La Voix apre molte porte, ad ognuno la scelta di quali attraversare.

Emiliano Zanotti  www.sodapop.it

Nuovo capitolo a nome MSMiroslaw per Mirko Santoru (Hermetic Brotherhood Of Lux-or) del collettivo Trasponsonic di Macomer (Nuoro). Con Organes De La Voix, il cui sottotitolo è “Chants Funèbres pour AHYHW”, Santoru si addentra in ambienti non dissimili da quelli del passato, lavorando sulla reinterpretazione del folklore e delle tradizioni sarde. Anche in questi venticinque minuti realizza quello che è sempre il suo intento, l’oggetto della sua ricerca: creare attraverso i suoni (in questo caso le voci) un magnetismo tale da riuscire a mettere l’uomo in comunicazione con l’ambiente che lo circonda, alla riscoperta della memoria atavica sopita. Questa volta sfrutta pure una location davvero insolita, in grado di amplificare ed esaltare i riverberi: il nuraghe, qui utilizzato come un vero e proprio apparato fonatorio.

Già dalle lunghe vibrazioni modulate su toni bassissimi dell’iniziale “Amygdale” o dagli echi sotterranei di “Oesophage”, che esplodono in tutta la loro primordiale energia, le sovrapposizioni vocali sembrano tentare una rappresentazione onomatopeica quasi animalesca, talvolta rimandando alla timbrica gutturale e cavernosa degli antichi “canti a tenore” sardi, corali e polifonici, con un potenziale ipnotico tale da far restare incollate le orecchie alle casse. I vocalismi profondi di “Laryngo-Pharynx” si fanno strada tra effetti che generano rimbombi inquietanti, prima di disperdersi nelle atmosfere sacrali di “Cordes Vocales” e unirsi agli inquietanti respiri in “Cavitè Nasale”. Il delirio acustico di “Glotte Epiglotte E Langue” pone fine a questo lavoro, conducendoci in un abisso allucinato dal quale vi sfido ad uscire indenni.

Di MSMiroslaw è la dimensione mistica dell’immaginario prescelto a colpire l’ascoltatore, al quale regala anche momenti di vero coinvolgimento sensoriale.

Angela Sardo  www.thenewnoise.it

Dietro l’enigmatica sigla MSMiroslaw si cela la figura di Mirko Santoru, artista sardo dedito a una ricerca antropologica della cultura ancestrale della Sardegna rappresentata dalle nuraghe, costruzioni coniche della civilta’ nuragica. La musica di MSMirsolaw ha sempre avuto una natura rituale: siamo di fronte a veri e propri riti che cercano di far rimergere gli antichi miti e i segreti sepolti delle antiche popolazioni sarde. Devo dire che l’obiettivo di MSMiroslaw viene raggiunto pienamente anche in questo nuovo e breve – la durata e’ di circa 25 minuti – lavoro intitolato Organes De La Voix – Chants Funèbres pour AHYHW. Le atmosfere evocate riescono ad essere realmene oscure ed inquietanti nell’evocare una dimensione temporale lontana nel tempo. E’ difficile descrivere un’opera di questo tipo e non mi vengono in mente paragoni anche se, ad ascoltare bene, non siamo poi cosi’ lontani dalla ricerca effettuata dai primissimi Current 93, quelli di “Lashtal” e “Nature Unveiled” anche se, alla fine, la musica di MSMiroslaw rimane qualcosa di assolutamente originale e fuori dagli schemi. C’e’ anche, a ben vedere, un collegamento con certe sperimentazioni della psichedelia. Ascoltare un disco qualsiasi di MSMiroslaw significa confrontarsi con un universo sonoro altro: non e’ semplicemente musica ma qualcosa di piu’: e’ la ricerca di qualcosa di perduto, qualcosa che rimane realta’ in un tempo immobile ed eterno. Non e’ un disco che mi sento di consigliare a scatola chiusa a tutti: tuttavia chi non ha paura di confrontarsi con qualcosa di strano e particolare ed e’ mentalmente aperto a diversi tipi di ascolto farebbe bene a farci un pensiero.

Cesare Buttaboni  www.versacrum.com

Subtitled Chants Funèbres pour AHYHW this was recorded inside a nuraghe (a megalithic megalithic edifice found in Sardinia) using only voice (or in this case, organs for the voice). The indulgent echoes fill the space in this definitively ritualistic-style dark ambient record filled with reverb, smoke and mirrors. I’m guesstimating that this is Sardinian sound artist MSMiroslaw‘s third recording since about 2014, one of which was a collaboration. This uses a phonetic system to produce a sense of polyphonics. As an EP Organes de la Voix flows from track to track rather effortlessly with gurgling mumbles, like internal throat singing. The effect is quite interesting and oddly meditative for such low-budget style production. MSMiroslaw (Mirko Santoru) creates a hypnotic effect of the harmonic cries duly delivers a passionate cadence with a sacred sheen. What comes off as a shamanic circle of many voices, may only be a singular which is layered, coming off like a choir, humming like ghostly spirits. Each track reflects different parts of the actual vocal chord system like an experimental study in the track titles: Cavite Nasale, Oesophage, Laryngo-Pharynx, Cordes Vocales. On the final of a half dozen tracks here, Glotte Epiglotte et Langue sounds like a strange fusion between a bevy of hooded monks clashing with a hive of angry bees. You will want to stay for this epic blurred ending. To me, when I listen to the structured din all I can think is, this is the punk rock of the present. It’s completely out there, eyes rolling in the back of your head and all. And amid its shrouded mystery are layers upon layers of vocal treatments, somewhat corroded and spinning in and out of control. This can be most appreciated with some volume as most is in the deep lower registers. For those who not dare go down the forbidden chasm of the most peculiar of dark ambient this will  become a cult classic in short time.

TJ Norris  toneshift.net



Voce, effetti, pietre e l'archeologia rurale di un paio di nuraghi ad accoglier le performance.
Spazi, impregnati di memorie di (dura) vita campestre, utilizzati come fonte d'ispirazione/espansione per una serie di sinistre polifonie vocali, ben oltre l'assalto di un brivido isolato.
Ci son i canti arcaici dissezionati all'infinito, piccole particole che sputano, soffiano e vibrano, van in risonanza e si aggrovigliano come un rituale pagano condensato in un atomo d'urlo libero.
Pietra tutt'attorno e terra nuda sotto i piedi, circonda, trattieni e muta.
Delle tre uscite rilasciate sin ora da MSMiroslaw, senz'altro questa, è la più aderente al modello base di scuola trasponsonica, ossia, ricerca etno-antropologica in bruciante e ossessa proiezione futuribile, spesso opera di recupero scarti, cocce, ruggini assortite e un tortuoso percorso di riannodo interiore oltre il visionario (Artaud di sicuro, come pure un approccio art-brut in lisergia siderurgica).
I sensi vigili, fuor dal proprio perimetro conosciuto, nelle orecchie un sibilo pressorio.
Lento il serpente ingoia il piccolo agnello.

Marco Carcasi   www.kathodik.it

VISUALS LAURA DEM

 

isin

MSMIROSLAW

                               Libido

          Nuove espressioni di Musurgia Mirifica emergono dalla Notte
           verso nuovi orizzonti, tentativi di restituire all'azione il suo stato primigenio, ovvero devastare le produzioni dell'arte
del lavoro, dell'industria.
Profanazione e saccheggio della Natura.
Abbondanza, fecondità, turbine, delirio,
tranquillità profonda, deserto, baratro.
Appetito cieco, smania inconsulta nella via del Ritorno.

Il collettivo Trasponsonic di Macomer, sta ricostruendo un importante percorso demo-etno-antropologico che guarda al futuro rivalutando le origini. Lo fa riscoprendo la capacità performante di tutte le forme dell’arte e mettendo in campo sinergie multimediali con una forte connotazione filologica. In questo senso si attiva un’attitudine alla trasmutazione che ricerca continuità nel divenire, in un ricongiungimento ideale tra ancestrale e futuribile. La Libido non è altro che la psicologia del sé, la ricerca materiale di oggetti identificativi. Questi oggetti del sé possono essere le origini, le radici culturali, ogni contenitore ideale di esperienze, capace di plasmare interiorità. Ci nutriamo quindi di stimoli esterni per autenticare la nostra vera natura. Sviluppiamo patologie e frustrazioni laddove istinto ed energia non possono essere incanalate verso bisogni espressivi a tutto campo, verso quella che può definirsi una forma di realizzazione spirituale ed empatica.

MS Miroslaw, con questo secondo lavoro, “Libido, ricongiunge il discorso etnografico e psicologico impalcato dagli Hermetic Brotherood Of Lux-Or e dallo stesso collettivo (con il recente DVD autoprodotto “La Rivolta di Iside”) in una parabola di ieratica eloquenza. Conia il post italian psycho world come forma mutante dell’italian occult. The Men Who Died (In The Arms of Isis) è la cinematica di un’alba apocalittica, la poetica di un risveglio sensoriale. Sacrale, oscura, satura di riverberi che rimandano ad una dimensione senza tempo in un primordiale amniotico e ottenebrante.

 

Christna Of The Tree Of Life con le caratteristiche propagazioni secche del teschio di cavallo eletto a strumento evocativo. Una danza alla madre terra dal titolo eloquente, Return To The Mother (Ode to I) rende molto bene l’idea di una sinuosità degli interstizi, della profondità. Di una dimensione remota da sé e dell’altro da sé e delle contorsioni spastiche e sofferte della ricerca. Tutto si gioca nella tensione sottile e psicotica dell’amplificazione, della forza energetica dell’onda sonora che compie traiettorie capaci di riannodare i fili spazio temporali, fino a portare ad una sublimazione interiore che diventa luce, sguardo nuovo, ricongiungimento, armonia cosmica. Libido come conoscenza, liberazione, riappropriazione simbolica, entropia. Rise Again to The East è l’apertura, lo schiudersi ad una ritualità corale per ritrovare sensibilità e visione nostalgica.

Il senso del sacro, la scenografia da cerimoniale ha in sè una simbologia complessa e apparentemente inspiegabile, vi confluisce la dimensione antropologica e la sua rappresentazione astratta, visionaria, immaginifica e misterica. Babel (Death Of The Sun Worship) è un flusso multisensoriale che si apre a percezioni invisibili e parallele, il flusso del divenire, la vibrazione dell’universale che si svela congiungendo passato e futuro, sacro e arcaico, intimo e metafisico.

Voto: 8/10  Romina Baldoni www.distorsioni.net


Libido, lo si evince dal nome stesso, è un viaggio attraverso particolari pulsioni sessuali e simboliche, evidente il riferimento alle teorie “junghiane” che lo stesso musicista non manca di citare nel booklet, con foto di copertina ove campeggia una donna con gli occhi bendati. Il “desiderio”, insomma, si fa musica per mezzo dei consueti strumenti auto-costruiti e non solo (sacred horse, clarinetto, launeddas, percussioni e synth), utili a formare una rete fitta e impenetrabile di drone affascinanti e va da sé sottilmente sensuali: ad esempio il richiamo portante del fischio in “Christina On The Tree Of Life”, con base che più passano i minuti e più assume la forma di ebbro rito pagano, ma a chi conosce bene il lavoro e il percorso artistico del musicista sardo non dico niente di nuovo. Devo ammettere che questa volta egli riesce a metter su una totale variazione sul tema, che era difficile da ripetere dopo lo sfiancante lavoro svolto su Rebirth Invocation: lì i risultati erano notevoli, qui si sfiora addirittura la catarsi vera e propria, c’è pure una tromba solitaria a spiazzarci durante l’ascolto della dolente “Return To The Mother (Ode To λ)”, mentre i detriti chitarristici (probabile metafora di un inesorabile senso di incombenza) in “Rise Again To The East” fanno discretamente male alla testa; la chiosa di “Babel (Death Of The Sun Worship?)” sarebbe poi capace di tramortire anche il più pervicace degli individui posseduti da questa “libido”, in fin dei conti dualistica ed opprimente.

Libido è composto da materia che sfugge alle definizioni. Come un libro che una volta aperto vi narra di storie che non comprenderete mai fino in fondo, ma che sin dalle prime frasi vi rubano l’anima e il desiderio.

Maurizio Inchingoli  www.thenewnoise.it









Progetto dai connotati oscuri e misteriosi questo di MS Miroslaw proveniente dalla Sardegna e, per la precisione,  da Macomer dove opera il collettivo multimediale Trasponsonic di cui fanno parte. La precendente incarnazione di MS Miroslaw si chiamava Brotherhood Of Lux-Or ed era la chiara testimonianza dell’esistenza del lato occulto del collettivo. Questa continua ricerca delle proprie tradizioni culturali e del proprio passato ancestrale si concrettiza ora con MS Miroslaw, duo formato da Miroslaw e da Laura Dem.  L’obiettivo di questa musica e’ quelo di mettere in contatto l’ascoltatore con il passato e gli archetipi dell’inconscio collettivo: non a caso nelle note di copertina viene citato Carl Gustav Jung come fonte di ispirazione.  I Miroslaw hanno gia’ alle spalle un disco intitolato Rebirth Invocations: il nuovo lavoro Libido si pone cosi’ nel solco del precedente alla ricerca della dimensione piu’ sconosciuta di rituali persi nelle spirali tentacolari del tempo. E’ proprio la parola “rituale” la chiave per entrare nella filosofia di MS Miroslaw: un rituale carico di antica spiritualita’ e di riti dimenticati in cui l’uomo era in contatto con le antiche divinita’ della tradizione. SI possono fare paragoni con esperienze passate come i primissimi Coil (quelli di How To Destroy Angels) e Curretn93 (in particolare il primo singolo Lashtal) ma questo solo a livello di sensazione. In realta’ MS Miroslaw dimostra di avere un’originalita’ e una sua ragion d’essere. La strumentazione usata e’ molto particolare e prevede l’uso di percussioni, fiati, synth e anche di una testa di cavallo modificata. La musica e’ molto minimale, cupa e monotona, quasi una sorta di psichedelia nera che mira a proiettare l’ascoltatore verso una percezione piu’ profonda della realta’. Anche i titoli delle tracce rcome “The Man Who Died” (In The Arms Of Isis), ” Retun To THe Mother” e “Babek (Death Of The Sun Worship?) rendono bene l’idea del sostrato concettuale. Consigliato caldamente ai viaggiatori cosmici e ai seguaci delle esperienze musicali piu’ occulte.

Cesare Buttaboni www.versacrum.com

Ritualità industriale, etno-antropologia occulta, tradizioni ancestrali della cultura sarda. Sono la linfa vitale che scorre nelle vene del collettivo Trasponsonic di Macomer, nel nuorese, esperienza avant-psichedelica performativa concepita, sul finire dei 90, da Mirko Santoru - demiurgo degli Hermetic Brotherhood of Lux-Or - che negli anni ha immesso nel circuito sperimentale italiano opere a nome 1997EV, Hameloh, Plasma Expander e Fuzz Orchestra.
Negli ultimi tempi Santoru, svestiti i panni di "gran maestro" dell'organizzazione iniziatica in musica, si è concentrato sul suo nuovo progetto, M.S. Miroslaw, la cui opera prima "Rebirth Invocations", condivisa con Simon Balestrazzi, è riuscita a stregare nel 2013 un altro venerato Maestro: Julian Cope.

Registrato nella cava di Nasprias, uno stabbio perduto tra i vigneti del Marghine, "Libido" prosegue, in un certo senso, il percorso di "rinascita" sensoriale avviato con le oscure invocazioni dell'album precedente. E lo fa attraverso l'ondeggiante misticismo sprigionato da "The Man Who Died (In The Arms Of Isis)": una profonda salmodia costruita a quattro mani con Laura Dem su strazianti bordoni vocali, suggestioni post-industriali e tappeti kosmische.
Anche in questo caso, protagonista assoluto delle composizioni di Santoru è il "sacred horse", ossia un teschio equino "preparato" sul quale sono impiantate delle corde che, pizzicate o sfregate, producono un suono processato con effetti analogici e digitali. In "Christina On The Tree Of Life", l'aria si fa gravida di un'atmosfera apocalittica, amplificata da un lugubre sibilo in salsa western-metafisico che smuove la terra e gela il sangue.

La lenta danza "Return To The Mother (Ode To L)" annuncia, tra percussioni sinuose e fiati ipnotizzanti, la celebrazione sciamanica "Rise Again To The East", uno degli apici di "Libido", in cui il rumorismo primitivo dei Terroritmo (poi evolutisi in Wakinyan) incontra il paganesimo sudamericano scandagliato dalla sapienza di Jorge Reyes. A concludere questa seconda esperienza a nome "M.S. Miroslaw" è il flusso ambient-industrial di "Babel (Death Of The Sun Worship?)", in cui i quattro elementi della Natura si fondono generando nient'altro che puro caos.

Davide Tucci   www.ondarock.it

Delicato ma penetrante, il lavoro di Mirko Santoru ritorna con il progetto MSMiroslaw che già avevamo apprezzato nel 2013 (Rebirth Invocations). Registrato nella cava di Nasprias in Sardegna il disco si snoda attraverso un incrollabile salmodiare ascensionale dove ancora una volta è protagonista il sacred horse: un teschio di cavallo trasformato dall’artista in uno vero e proprio strumento a corde. Impossibile non farsi trascinare dal flusso sonoro che attraversa le cinque tracce del lavoro: una corrente calma, ma inarrestabile, con il pelo leggermente increspato da venti contrari che impercettibilmente spostano il nostro viatico dal centro verso le oscure sponde. Se siete rimasti stregati dagli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or o se avete mai ascoltato i Plasma Expander qui troverete pane per i vostri denti. Spegnete la luce, fate partire la prima traccia e godetevi l’infinito. Magari succhiando pane carasau intinto in un bicchiere di Canonau.

Emiliano Zanotti  www.sodapop.it

Il secondo atto di MSMiroslaw, guarda oltre i resti ancora caldi, del falò che ha rischiarato la notte. Restan solo le braci immerse nel buio e il nuovo giorno che tarda a mostrarsi. In silenzio si osserva il circostante oppressivo, una frequenza dolorosa a martellar fra le tempie. Ciò che la parola non riesce a esprimer, lascia il corpo in preda a un tremito. In silenzio si osserva il circostante. Una leggera foschia a confonder nel paesaggio i reperti industriali abbandonati. Capannoni in disuso, animali stretti fra loro nel gregge, tracce di ruggine sparse in terra. Trasponsonic non lusinga carezzevole, quel che offre son spaccati di ribollente, arcaico e aspro mutismo (non domo). Perlustrazioni attonite e radenti, quel tanto che basta per inalar l'odore d'umido che le grotte rilasciano. C'è pace in tutto questo disordine. E non si intravede nessun domani in arrivo. Oltre il mare e le spiagge affollate, l'interno è un grumo rappreso e non conciliante. Questa è l'isola. L'urto del post punk, raggomitolamenti industrial, indicazioni cosmiche, antropologia astratta fuori dal tempo. Un rituale misterico che affascina e intimorisce.

Marco Carcasi  www.kathodik.it
 
 
REBIRTH INVOCATIONS
Ritual Chants for The Vulture Goddess
 
 

                  

Rintocchi d'ossa...corde percosse e accarezzate...pelli picchiate......Una voce umana si solleva Androgina...E'giunto il tempo del Sacrificio...Divina Dea Avvoltoio....divora il tuo pasto...mostraci il nudo rigido del cavallo d'oro Kurgano che usurpò il tuo regno e riponilo nella tua Tomba Utero Toro affinché si compia il processo di rinascita... mostraci il tuo regno... lo Scisma d'Hrshu è spezzato. La tua influenza tutta la natura tace e sprofonda nel Sonno..come l'uomo ancora oggi ragiona in sogno, così l'umanità primitiva ragionò anche nella veglia per molti millenni....riporta a noi la Luce e nutri la Vita con il tuo eterno pegno.

The End (Revelation came) Through Imbertighe (Tomb of the Giants) Jumis (Calls the Dyonisian orgy)...and the Golden Horse's Sacrifice Till Ecstatic Resurrection. (The Golem is Risen!)

More ritual music? For anyone with a need need need for a major, even obstinate character fronting their ambulant meditative adventures, check the fuck out of REBIRTH INVOCATIONS by the shamanic performer M.S. Miroslaw. Whew kiddies, this seer/sucker is a colleague of the fabulous Hermetic Brotherhood of Lux-Or, and herein lays upon us some of the smartest right now vocal chanting this side of my own avant-vocal ODIN, perhaps even with a bit of Takehisa Kosugi’s truly vocaleptic CATCH-WAVE thrown in. Yow-fucking-Tsar or what! Recorded in caves, nay, Mediterranean antrons of great tradition and ancient usage, M.S. Miroslaw knows his Sardu onions, dedicating a whole track to the former Macomer doorway temple at Imbertighe, and embarks on his own musical Odinist journey – through mountains and former volcanoes – thereafter pasting upon them robust orchestrations of e. drone and concussive punctuation. However, the infernal musical soul of this artist is so robust that his post-performance editing and enhancing never detracts from the visceral, nay, viciousness of Miroslaw’s performance. Released on the Sardinian Trasponsonic label, in a textured card cover dedicated to Robert Graves and Maria Gimbutas, REBIRTH INVOCATIONS is one to own and hold. A sweet necessity.
 
Julian Cope July Drudion 2013
 

Una musica della voragine, delle viscere della terra. Un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini. Per fornirci intatto questo prodigio di totale contatto con l’arcaico, con il tempo perduto, con l’integrità primordiale dell’uomo che compiva la sua sfida di sopravvivenza a mani nude, Mirko Santoru, MSMiroslaw, esegue nel ventre della grotta di Nasprias, nel Màrghine sardo, i cinque pezzi di questo lavoro “Rebirth Invocations”. Un teschio di cavallo ed una serie di effetti sonori ottenuti da un’echomachine e dei phase shifter analogici. Questi sono i suoi strumenti. Trasponsonic ha dato vita ad una serie di progetti, riunendo di volta in volta dei collettivi per dare voce a tematiche precise. L’intento è quello di tracciare una specie di mappa etnografica basata puramente sull’istinto figurativo e sensoriale. Dare identità a rituali che usano la musica come veicolo di interazione ma che non si conformano unicamente ad essa. O meglio la musica diventa la sonorizzazione stessa del misticismo, della sacralità e del paganesimo che viene evocato, della convergenza tra ciò che l’uomo afferra e ciò che all’uomo sfugge, di tutta questa pregnanza ambientale. MSMiroslaw riesce magistralmente a raccogliere questa saturazione atmosferica in un ideale e purificato incontro simbiotico tra elemento umano e tutta quella serie di elementi esterni ad esso che ne costituiscono l’involucro capace di rassicurarlo così come di renderlo estranea a se stesso. L’immanenza, la trascendenza, il panteismo diventano lotta interiore, sfida aperta che mostra in tutta la sua crudeltà i momenti in cui c’è compenetrazione e quindi familiarità e sintonia con il tutto circostante e i momenti di repulsione in cui siamo invisi e maltrattati, se non addirittura resi malignamente meschini dalle leggi cosmiche (etica della crudeltà Leopardiana e Artaudiana).

 

Questo vuole essere quindi un viaggio capace di ricondurci, attraverso introspezione e confronto, ad un recupero di origine e identità. Gli stessi titoli dei pezzi ricostruiscono un percorso a tappe: ricerca di una rivelazione, The End (Revelation came), di una profezia della creazione affidata a indefiniti numi tutelari, Throuh Imbertighe (Tomb of the Giants), smarrimento e fascinazione dell’inconoscibile, Jumis (calls the Dyonisian Orgy…), fede, ricerca di senso …And the Golden Horse’s Sacrifice, illuminazione interiore, gnosi, recupero di fiducia che ha compimento solo e unicamente trovando forza ed energia da un equilibrio e un compromesso interiore, come fenomeno di pasqua, di liberazione soggettiva Till Ecstatic Resurrection (The Golem is Risen!). Vorticose e invasate le percussioni dei quasi dieci minuti di …And the Golden Horse’s Sacrifice, ci proiettano in un criptico e inquietante rito cabalistico in cui si materializza quasi la presenza di poteri oscuri, di forze avverse che prendono il sopravvento. Il rullare ripetitivo di queste lugubri maracas immaginarie, piene dell’inconsistente polvere della futilità, la cassa di risonanza di questo graffio secco e scarno operato su corde metalliche, appunto un teschio, diffonde il rimbombo straniante del vuoto, la linea di confine tra sacro e arcaico,  la sospensione dell’ignoto. E forse riandando all’inizio si ritrova la fine, The End (Revelation came), con la commistione futuribile delle sonorità di Balestrazzi (special guest star) ci catapulta ad un ipotetico approdo che rappresenta una fusione sensoriale dei tempi e dello spazio, i rintocchi scanditi del timpano e dei piatti suggeriscono una dilatazione onirica, un precipitare ipnagogico,  il balenare violaceo di uno scintillio nel buio della notte. 

 

Romina Baldoni www.distorsioni.net

 

 

Antonio Ciarletta Blow-up Magazine 2013

 

Continua l'esemplare opera musicale e di ricerca operata dalla Trasponsonic di Macomer, etichetta che coinvolge prevalentemente artisti del luogo con un catalogo che spazia dall'ambient ritualistica a un crudo e scurissimo post-punk noise che si sposa con l'industriale.
Tra i più attivi nomi c'è quello di Mirko Santoru, già apprezzato con l'ensemble degli Hermetic Brotherhood Of Lux-or, e ora di nuovo in scena con un altro ammaliante progetto quale M.S. Miroslaw gestito totalmente in solo. Anche qui si può assolutamente parlare di musica che nasce ispirandosi agli antichi riti pagani della terra sarda, una vera e propria invocazione che trasporta chi ascolta dentro un misticismo vibrante, tenebroso, celebrativo.

“Rebirth Invocations”, il cui sottotitolo è “Ritual Chants For The Vulture Goddess”, è stato registrato nel cuore della grotta Nasprias, un antico insediamento rurale all'interno dei vigneti del Marghine, e vede Santoru creare la sua musica attraverso un teschio di cavallo, appositamente “preparato”, su cui scorrono delle corde che vengono pizzicate o sfregate con oggetti e il cui suono viene ulteriormente processato con effetti digitali e analogici. Anche le litanie vocali sono trattate allo stesso modo, conducendo così magicamente in un mondo altro o forse ancora ben presente se solo si è capaci di invocarlo nella maniera giusta.
Nel disco collabora Simon Balestrazzi (T.A.C.) che nella traccia d'apertura “The End (Revelation came)” interviene con il salterio preparato, gong e ulteriori componenti, adatti a rendere estremamente evocativo l'intero spettro sonoro.

Operazioni come queste dovrebbero essere supportate da qualche ente o ministero per la salvaguardia della nostra antica cultura e tradizione, quella meno da cartolina e cattolica per intendersi, ma al momento ci pensa con forza, coraggio e sacrificio solamente la Trasponsonic, e a lei e al suo collettivo viene reso il più sentito ringraziamento.

 

Gianluca Polverari www.ondarock.it

 

 

Non si sale, non è questa l'impressione.
Piuttosto, ci si dedica all'esplorazione di un crepaccio vertiginoso.
Una fessura cupa, che si offre profonda fra le montagne, le cime, spruzzate di luce.
Non un filo d'aria in basso, ombra e caldo insopportabile, mentre le zanzare banchettano sul collo.
Fra le stretti pareti che le spalle sfiorano, uomini/bestia e donne festanti, falli in erezione, enormi e ridicoli, stinti dal tempo.
M.S. Miroslaw (HBOL, Maqom e gran cerimoniere di casa Trasponsonic), non transita placido, dalle parti di un esordio conciliante.
“Rebirth Invocations”, entra di spalla, fra petto e mento.
Son i clangori dei Mamuthones rischiati dai falò, immersi nel silenzio di una folla riverente, è vino e sudore, desiderio e carne.
Sacra musica sarda.
Uomini e bestie nelle grotte, a condivider gli spazi del sogno.
Sempre giorni difficili (ieri come oggi).
Di festa, quelli dell'uccisione del maiale, il paese percorso d'unico orgasmo.
È struttura non aerodinamica, impegnata nella fase del volo, che si adatta e modella nel buio, divorata dall'attrito.
Ripetizioni devozionali punenti e carne cotta dal sole.
Per caso e tenacia, ancora integra.
Simon Balestrazzi contribuisce.
Di dubbi sfrigolanti e diluizioni terminali.
Con la certezza nitida, che il fiato potrebbe non bastare, nel frattempo, brucia strada.
Fuori, è un nulla sconsolante.

 

Marco Carcasi www.kathodik.it

 

Continua la missione antropologica di Mirko Santoru e della sua Trasponsonic alla riscoperta della Sardegna pre-nuragica, quella vissuta all’ombra dei dolmen. Questa volta Mirko procede in solitaria, con solo un piccolo aiuto di Simon Balestrazzi: Rebirth Invocation è la nuova tappa di una ricerca etnografica realizzata attraverso sia i luoghi (la caverna Nasprias, già palcoscenico per l’album Maqom II), sia gli strumenti. Il protagonista, infatti, è un teschio equino – opportunamente preparato e processato – preso dai carnai a cielo aperto delle coste nord-occidentali sarde, luoghi predisposti proprio per la salvaguardia delle specie di avvoltoi locali. Questo teschio funge da tramite col quale raccontare tradizioni attraverso la tradizione stessa, lungo paralleli separati da epoche intere. Lontano quindi dalle sanguinolente e provocatorie esternazioni à la Zero Kama, il disco si snoda attraverso cinque canti per la Dea Avvoltoio, liturgici e celebrativi, di fattura ambient etnico/occulto. Avranno di che ascoltare tutti gli incontentabili ai quali non bastano le ormai saltuarie release dei Vasilisk o i nostalgici del mantra ascetico dei Sigillum S, c’è comunque personalità a sufficienza per non far finire questo disco nella pletora dei throat sing tibetani con mandolini curdi e scampanellii di sottofondo.

Rebirth Invocation è l’eremo dal quale Mirko Santoru lancia il grido atavico di una civiltà espropriata della sua terra, che stiamo rischiando di perdere, per sempre.

 

Tommaso Gorelli    www.thenewnoise.it

 

Sardegna pagana. Sembra essere questo il filo conduttore delle tante uscite provenienti da una regione che, dal punto di vista della musica meno convenzionale, gode oggi di un momento di grande ispirazione. Già avevamo detto del disco capolavoro di Dalila Kayros, dove tradizione e contemporaneità convivevano brillantemente, ora è la volta di questo lavoro di MSMiroslav, membro del collettivoHermetic Brotherhood Of Lux-Or, coadiuvato dal sempre ottimo Simon Balestrazzi. 
In questo caso il suono non è facilmente etichettabile come sardo, la voce è un salmodiare quasi gregoriano e solo alcune sonorità acustiche, come in Till Ecstatic Resurrection, suggeriscono una collocazione mediterranea: d'altra parte è musica che si abbevera agli strati più profondi dell'essere, evocando forze ancestrali che travalicano ogni cultura e linguaggio, trovando compagni di viaggio in luoghi geograficamente lontani ma spiritualmente vicini. É un discorso che vale per la grafica, che riproduce alcuni graffiti anatolici testimonianti riti rintraccaibili anche nella cultura neolitica sarda, come per la musica; Rebirth Invocations sembra infatti attingere al ritualismo oscuro dei primi Current 93 e dei Coil, ma lo fa poi collidere con elementi di musica concreta particolarmente consoni al discorso che si va sviluppando: valga come esempio il fatto che lo strumento principale sia una teschio di cavallo... preparato! Ne risulta un suono pulsante e cavernoso, che evoca visioni di cerimonie tribali che onorano il respiro della terra (Jumis) e le forze di una natura a cui non ci si può rivolgere che con soggezione. MSMiroslav si muove con sicurezza fra industrial e primitivismo, gettando un ponte fra un passato oscuro e un presente che non vuole abbandonarsi alla banalità del quotidiano (l'epica ...And The Golden Horse's Sacrifice); un discorso che non sarebbe dispiaciuto a Ernst Jünger, il quale, nelle pagine del suo diario sardo, scriveva "che il tempo passato sia vicinissimo e si avvicini sempre più questo è uno dei doni inattesi, una delle sensazioni tranquillizzanti del nostro presente". È questo quello che mi sembra stia avvenendo di questi tempi nell'isola e che dischi come questo testimoniano con chiarezza e forza. Sempre il filosofo tedesco scriveva "sono dell'opinione che storia e preistoria di un'isola come questa siano comprensibili anche per altre vie che non siano quelle degli studi"; una di queste, oggi, è certamente Rebirth Invocations.

 

Emiliano Zanotti www.sodapop.it

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
      Debut Cd "Rebirth Invocations" Out Now!!!
                                 

                                  A new way to come back to Sardinian Archaic Music-Religion!!!!

                                                 

M.S. Miroslaw from Hermetic Brotherhood of Lux-Or playing his Sacred Horse Skull in a midsummer night!!

                                                

                                                

 

                
 
 
                          Trasponsonic Inc. 2016