HERMETIC BROTHERHOOD OF LUX-OR

nacque 4451 anni fà dalla scissione tra clericalisti e veri adepti, tra Tebe e Lux-or, attuata dai seguaci del divino Gran Maestro Ermete Trimegisto. Tutto l'occultismo dell'Occidente e i riti religiosi pagani delle antiche nazioni occidentali sono in debito con questo antico ordine. Gli iniziati ermetici non hanno tratto nulla dall'India: l'apparente consonanza fra nomi, dottrine e rituali degli Indù e degli Egizi, lungi dal mostrare che l'Egitto trasse la propria dottrina dall'India, rivela invece come i principali temi delle rispettive dottrine derivino dalla medesima fonte; e questa fonte originaria non è l'India nè l'Egitto, bensì L'isola perduta d'occidente.

Questa antica isola è la Sardegna. E qui l'ordine è risorto!

 

HBOL è parto avvenuto nel freddo dell'inverno 2007-08, ennesima filiazione-golem uscita dall'oscuro laboratorio Trasponsonic.

Si alza e cammina. Società segreta benedetta dagli  Dei del focolare si fa Dea madre Una e Trina e nella notte dà al mondo altrettanti figli:  Umungus Fungus, Urano1, Urano3. T.Re entità nuove e pensanti che vedono la luce simultaneamente, differenti parti di un unico viaggio, che partendo dalla fecondità della terra producono alienazioni che ci conducono verso lontani spazi cosmici. Non più soli ma profondi buchi neri. Suoni e iniziazione che forse ci allontanano da facili consensi e celebrazione ma che fatalmente ci vedono proiettati verso altre forme del vivere.

La mutazione è avvenuta ed è irreversibile.

Felice Solstizio.

HBOL is the newly born creature of cold winter 2007/08, nth golem-filiation out from the obscure Trasponsonic Labs.

It rises up and walks. Secret Society blessed by the fireplace Gods becoming Mother Goddes One and 3nity that by the night gives the world many more sons: Umungus Fungus, Urano1, Urano3. 3Ree brand new thinking entieties that could see the light simultaneously, different travellers for the same journey, that from the primordial fecundity of earth would spread out onto alienations leading us towards far and out cosmic dephts. Not anymore Suns but deep unknown Black holes. Sounds and initiation that are perhaps keeping us away from consent and celebration but that fatally are seeing us projected onwards various other forms of living.

Mutation has started and is irreversible.

Wish you a quiet Solsticium.

ANACALYPSIS OUT ON NOVEMBER 18TH 2016 ON BORING MACHINES

                                      https://boringmachines.bandcamp.com/album/hermetic-brotherhood-of-lux-or

 

 

Anacalypsis is the latest effort from the Hermetic Brotherhood of Lux-Or, an incredible blending of ancestral past and post-industrial decadence. The album consists of three tracks of sombre rituals, thundering beats and terrifying screams. 

Celebrants for this ritual are: 

MS Miroslaw - Sacred Horse Skull, Clarinet, Vocals, Percussions 

Laura Dem - Bass, Synths, Samples, Ghosts

Dopo anni e anni di semi-oscurità e di pubblicazioni carbonare, il gruppo di musicisti che ruota(va?) intorno all'etichetta Trasponsonic sta ottenendo la visibilità che merita. E si tratta di una visibilità meritata, perchè la musica prodotta in quelle langhe è sempre stata di ottima qualità. In qualche caso di ottima qualità. Mirko Santoru ce ne ha già dato dimostrazione quest'anno con "Libido" , lavoro accreditato al suo progetto solista  MSMiroslaw e adesso con "Anacalypsis" , disco che dal punto di vista del suono è un pò la prosecuzione di quel discorso. Chi conosce gli HBOL saprà cosa aspettarsi dai tre pezzi di quest'album, chi invece dovesse approcciarsi per la prima volta alla musica di questi autentici sciamani psichedelici, sappia che si appresta ad entrare in un gorgo senza fine, in un vortice di devastante spaesamento sensoriale, in una dimensione ciclica che annulla qualsiasi percezione di linearità spazio-temporale in tre pezzi di intensità spasmodica, angosciante. Tre pezzzi che non lasciano il minimo spazio al ragionamento, alla fruizione razionale, tre pezzi che scavano nel profondo della mente e che in qulalche modo hanno a che fare con la parte primitiva, istintuale che alberga in ognuno di noi. Riferimenti? Diffiicile trovarne. Come ho già sciritto in una precedente recensione gli HBOL sono bravi a mettere insieme psichedelia e post-industriale,  ambient e tribalità, free music e tensione narrativa. Pensate ad un suono baricentrico le cui coordinate siano i primi Current 93, gli Psychic Tv di HELL INVISIBLE...heaven is here, il Kraut-rock. Insomma ci siamo capiti, no? Non si è parlato dei singoli pezzi, tuttavia "Phantasms of the Living" obbliga alla citazione. Sono venti minuti di cupissimo crescendo tribal-industrial, una messa nera che sfocia in un finale allucinante,  dove pare di sentire Xasthur rifare gli Ash Ra Temple. Un pezzo che fa paura in un disco che fa paura.

                                                                          Antonio Ciarletta Blow-Up Dicembre 2016



The italian horror influence is more easily discernible in the work of MSMiroslaw and Laura Dem aka Hermetic Brotherhood Of Lux-Or whose moniker derives from a 19th century occult organisation with teosophical and spiritualist influences, reputedly founded in 1870. Miroslaw and  Laura Dem take more  from film than Tricoli and sustain a suspenceful atmosphere via hellishly suffocating drone. There is no apology for the theatre of it all- their music is a grotesque and infinite sounding as the catholic concept of hell. This influence reaches its apex on
"Phantasms of the Living" - created through what sounds like the layering of muffled, distressed voices. The second side ducks out abruptly putting an end to the incessant droning and screaming.    

                                                                                      The Wire   December 2016




Prima che tutto prendesse forma esisteva l’istinto. Prima del sapere, prima della ritualità religiosa e della reverenza al sacro esisteva la visione, l’universo simbolico, il palpito selvaggio della paura che contemplava e conteneva le forze primordiali solo attraversandole, solo entrando in contatto e fondendosi con il loro oscuro mistero.

"Anacalypsis" celebra una natura umana e terrestre che si attraggono e compenetrano nel vorticoso caos delle energie. Non c’è nessun compromesso, nessuno è addomesticato. Non c’è memoria storica né tradizione che suggerisca ordine o sottomissione, incanalamento o linearità. Il magma incandescente segue flussi spontanei e la materia si plasma e si forgia sotto gli zefiri cosmici, nei disegni oscuri di un soffio vitale che alterna luci e ombre, densità e abisso. L’uomo arcaico inizia il suo racconto antropologico all’insegna di una componente scenica dirompente e magnificente, imprime nei suoi occhi la danza dell’universo, la fenomenologia delle attrazioni magnetiche, il prodigio creativo. Poi tutto si spolverizza nella ragione, tutto si piega alla consapevolezza della morte e del sussurro primigenio non rimane che vaga reminescenza.
Ma gli Hermetic Brotherhood, fedeli alla loro missione di iniziati e di custodi dei sigilli, ricorrono alla magia e alla fascinazione esoterica per risvegliare le coscienze intorpidite. Allestiscono cerimoniali visionari che celebrano fulgore ed emotività primitiva. Tre suite che si stratificano fino a culminare in un sabba vorticoso e animalesco che trascina nelle tenebre delle streghe Ammaiadoras e dei sortilegi delle mazinere. Phantasm Of The Living potrebbe considerarsi la rivelazione del significato oscuro dell’armonia, l’alchimia delle origini. Non a caso, il misterioso trattato di Godfrey Higgins, a cui si ispira nell’omonimo titolo questo disco, è una parola misteriosa che racchiude in sé tutto ciò che seguirà e che si codificherà. Anacalypsis è l’istantanea della prima scenografia svelata ai nostri sensi. Il mito prima che venisse raccontato e interpretato. Se l’Apocalisse ha un senso teologico di fine tempo – rivelazione; Anacalypsis ha senso di regressione tempo - ritorno allo scintillio da cui tutto prende via. Double Nature Of Deity ci svela la nostra compartecipazione, Metempsychosis ci sussurra l’alba della testimonianza e il finale è liberazione, purificazione e riappropriazione.

                                                                           Romina Baldoni www.distorsioni.net




Grazie a Boring Machines trovano ospitalità fuori dalla Sardegna gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or, fra gli esponenti di spicco della scena post-industriale isolana e più precisamente del collettivo Transponsonic con base a Macomer (NU), una realtà che più di chiunque altro, attraverso una serie di produzioni non solo musicali, ha tenuto vivo lo spirito di certo industrial delle origini, dedicandosi tanto alla contemplazione delle rovine dell’Occidentale quanto al culto del rinascente paganesimo. In realtà gli antichi dei dall’isola non se ne sono mai andati e la loro presenza permea l’opera della Fratellanza  a tal punto da far pensare che si servano del gruppo come medium per manifestarsi nella nostra epoca. Tutto questo è evidente nella musica che esce dal vinile di Anacalypsis, settimo album dell’ensemble, due facce con degli evidenti punti di contatto ma che nella sostanza sono piuttosto diverse. La coppia di brani del lato A (Double Nature of Deity e Metempsychosis and the Renewal of the Worlds) hanno un taglio nettamente ritualistico e partendo da un’atmosfera sulfurea che richiama i Pink Floyd pompeiani avanzano lenti fra battiti ipnotici, percussioni metalliche e cordofoni dronanti tenendosi in equilibrio fra rigorose cadenze industriali e sonorità etniche (ma non fricchettone): un suono che è il marchio di fabbrica di Transponsonic e che qui trova una delle sue espressioni più compiute. Non è la suggestione dovuta al fatto che questa musica sia stata registrata nella grotta di Nasprias (presso Birori) a farcela immaginare perfettamente a suo agio in un sito neolitico ma l’evidenza di come dalle profondità del tempo e dello spazio sia venuta l’ispirazione che le ha dato forma. Phantasms Of The Living, brano che occupa l’intera seconda facciata, è maggiormente evocativo ed idealmente è il risultato del rituale del lato A: l’atmosfera si fa densa e oscura, i battiti più meccanici e il rumore sale di livello mentre si accavallano cantilene sciamaniche, dialoghi campionati e urla femminili nel solco della Diamanda Galas più invasata, tutta una serie di manifestazioni liminali che danno i brividi. Gli spiriti sono fra noi e sorgono dai solchi del vinile costringendoci a un discreto tour de force che a tratti assume la forma della catarsi, altri quello della possessione. Per certi versi quella degli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or è musica che esula dal comune discorso musicale e si situa ad un livello dove il suono è inscindibile dal un uso pratico. Anacalypsis è un disco da ascoltare, direi quasi da usare, in circostanze significative, dedicandoglisi pienamente e confidando nella sua capacità di sacralizzare il momento. Non sprecatelo.

                                                                                   Emiliano Zanotti www.sodapop.it



La luce di cui è foriera la scoperta (in greco antico “ανακάλυψης”) e l’oscuro mistero della Rivelazione biblica (“ἀποκάλυψις”) si unirono nella prima metà dell’Ottocento nel lemma “Aνακάλυψις”, coniato dal magistrato, storico e religioso inglese Godfrey Higgins che così titolò un saggio in due volumi, pubblicato postumo nel 1836. Nelle oltre 1400 pagine che compongono il trattato, l’autore tentò di individuare “una religione più antica e universale da cui tutti i credo e le dottrine successivi nacquero”. Questo è anche l’obiettivo, tradotto in ambito musicale, che da quasi 10 anni perseguono gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or di Mirko Santoru, alla costante ricerca del suono primordiale partorito dall’isola perduta d’Occidente: la Sardegna. Il progetto, nato dal collettivo-etichetta “Trasponsonic” di Macomer, fonde avant-psichedelia e industrial saldandoli con le fiamme dell’occultismo e di una world-music esasperata. Dopo aver pubblicato “in casa” i primi sei lavori, tra i quali spiccano le due “Ethnographies”, la Fratellanza ermetica ha affidato “Anacalypsis”, gioiello di lamine e pietra, ad Andrea Ongarato e alla sua Boring Machines, che ne ha curato l’edizione in vinile con copertina serigrafata. Tornati a primavera nella cava di Nasprias dopo le registrazioni di “Libido”, secondo capitolo a nome MS Miroslaw, Santoru e Laura Dem si sono cimentati in una lunga liturgia esoterica suddivisa in tre parti, a base di corde sfregate su teschi equini, pelli, fiati e sintetizzatori. All’interno di un cerchio magico tracciato con ossa animali, i due officianti rievocano in “Double Nature of Deity” gli spiriti di Ash Ra Tempel, Cranioclast e Royal Family and The Poor (in particolare quelli di “Moonfish Is Here”), traghettandoli in un viaggio mistico ai confini della mente umana. Meritevoli almeno quanto i Pink Floyd di un “Live at Pompeii”, in "Metempsychosis and The Renewal of The Worlds" gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or ripercorrono secoli e secoli di Storia antica, scanditi da un crescendo di percussioni che va lentamente dissolvendosi in un fruscio di vento e morte. Con un’intro che farebbe impallidire gli invitati al “Masked Ball” musicato da Jocelyn Pook, infine, si apre la tranc(h)e conclusiva di “Anacalypsis”, “Phantasms of The Living”: 21 minuti di marziale, orrorifico delirio post-industriale, amplificato dalle urla strazianti di Laura Dem e dalle malsane graticole rumoristiche di Santoru, dai quali si esce fieramente devastati.

                                                                              Davide Tucci  www.ondarock.it


 


 Anacalypsis è un testo (uscito a inizio Ottocento) dello studioso inglese Godfrey Higgins, un tipo di lettura alla quale la band non è certo nuova, visto che lo stesso nome scelto, come spiegato in precedenza, deriva proprio da una setta anglosassone. Dopo la serie delle Ethnographies, e i lavori solisti di MsMiroslaw e Andrea Ev, quest’album sancisce un ritorno importante e per l’occasione è la Boring Machines a prendersi cura della stampa in vinile.
Dentro ci sono tre sole tracce, tutte dal suono inconfondibile, la vera peculiarità del collettivo. Apre le danze la sfilacciata e potente tempesta sonica di “Double Nature Of Deity”, che va in crescendo fino a esplodere in un mare di feedback: al solo osservarlo dalla riva regala un profondo senso d’angoscia. Nel mezzo assistiamo all’asfissiante tribalismo di “Metempsychosis And The Renewal Of The Worlds” (non a caso qui spicca una batteria sadica), mentre in chiusura occupa tutto il secondo lato “Phantasms Of The Living”, misteriosa, sibillina e travolgente prova che dalla metà circa in poi dà su tutte le furie grazie agli impressionanti vocalizzi di Laura Dem. Non sto esagerando, ma ho avuto quasi la sensazione di assistere a un’ideale “levitazione”. Anacalypsis è un disco che cresce – quasi letteralmente – a ogni ascolto, visto come poi ti avvolge il risultato finale.Gli Hermetic sono fatti cosi: prendere o lasciare. Di certo, una volta approcciata la loro musica sanguigna e devozionale, non si possono più ignorare. i      

                                                             
                                                       Maurizio Inchingoli      www.thenewnoise.it  11/11/2016


This disquieting nugget is heading out of Boring Machines shortly, we believe, by we think Hermetic Brotherhood of Lux-or, anyhow it goes by the title ‘anacalypsis’ and its dark, just how dark, well let’s just say that any vestiges of light seem to be getting sucked into its penetrating droning fog. Three tracks feature within on this set, located somewhere between preterite and say, Father Murphy, the first two tracks – ‘double nature of deity’ and ‘metempsychosis’ appear to be cut from the same brooding sonic cloth, both hulking levianthans daubed in primordial mysticism, genre wise think upon them as darkly woven bad tripping freak folk visitations. Not the easiest of listens, at times you feel as though your trespassing upon some kind of spiritual happening, perhaps a ceremony or a séance, the atmosphere is heavy, maddeningly hypnotic and choking, funereal even, very disorientating and feel wise putting you in a place you somehow suspect you don’t really want to be. ‘phantasms of the living’ doesn’t lighten the mood to any great degree, its uneasy, a sometimes morbid, often macabre 21 minute spiral into some hellish void, ice ciold and emotionless, the sounds flatline with an eternal misery dragging with them a lifeless dust sucked deathly aura through which apparitons ghost to and forth from beyond the veil, as said uneasy listening even in daylight with the lights on. https://boringmachines.bandcamp.com/album/hermetic-brotherhood-of-lux-or

                                                        Mark Barton https://marklosingtoday.wordpress.com 12/11/2016


This is another album I've been looking forward to for some time, and another that doesn't disappoint. For some time now I've been banging on about 'Italian Occult Psychedelia', with good reason I may add, but now we are faced with the group that really puts the 'Occult' in that tag. Hermetic Brotherhood Of Lux-Or are a collective rather than a group who are based in Macomer, Sardinia and who run Trasponsonic Records "The Real Sardinian Shamanic Music Experience". Their output thus far has been eclectic and deeply rooted in the arcane and the ritualistic and 'Anacalypsis' sees this deep and dark approach amplified by the power of ten. On this particular outing the band is comprised of just two of the collective: MS Miroslaw - Sacred Horse Skull, Clarinet, Vocals, Percussions and Laura Dem - Bass, Synths, Samples, Ghosts. The album is released on vinyl by Boring Machines, a label whose mission seems to be to bring us the most interesting and challenging music coming out of Italy (and a label I could cheerfully spend all my wages on collecting the back catalogue!)

There are just the three tracks on the album, the first of which is 'Double Nature of Deity', a sepulchral, deep affair that at times makes Lustmord seem like the Spice Girls. There is an inherent heaviness in the track - the slow, purposeful drum beat seem to be a calling to some sacrificial ritual while the drones have a funereal vibe that is incredibly hypnotic. As the track progresses all manner of ethnic instruments are added to the fray which only serve to heighten the esoteric feel. It has the power to draw the listener in and envelop them in a dark, mystical blanket...great stuff! 'Metempsychosis' carries on in the same vein..the same lugubrious tempo and deep and dark drones but, if anything, has even more of a ritualistic feel; the same primal drumbeat is augmented by crashing cymbals and everything has the hushed threat of malevolence bubbling through it. The track grows in an almost orgasmic manner and by the time it reaches its climax, you feel like you have just been through an induction ritual. Both the first two tracks clock in at around the nine minute mark each but the third track is a twenty one minute monster. 'Phantasms of the Living' opens with more dense drones and spoken word samples but the mood is different...the funereal slowness is replaced by a dissonant mix of percussion, drones and shamanistic chants....if the first two tracks were spectral then this is demonic. The spoken word samples add a certain verisimilitude to proceedings, like the documenting of esoteric rituals. The disparate sounds attack you from every angle, making this an uncomfortable listen at times, but never 'unpleasant'. The track grows into the soundtrack of hell...almost apocalyptic, the antithesis of the albums title. By the time you reach the end of the twenty one minutes you feel drained...physically, emotionally, spiritually.....and it's a joyful thing to be affected so much by a record.

'Anacalypsis' is not an easy listen by any means, but like any music worth hearing, it challenges the listener. It is a heavy record that has the power to open a portal into to another world...a world populated by demons and spirits just waiting for you to fall prey to the rituals herein. I've gotta say...I enjoyed this record...I know that may sound a bit perverse bearing in mind the inherent brooding malevolence. As with a lot Italian music, this has the spectre of Catholicism hanging over it, but acts as a perfect foil, almost an antidote.....hallelujah! A great album from this, the most 'occult' of bands - forget all those death metal bands...this is the real deal.

                                                            Andy Uzzell  http://dayzofpurpleandorange.blogspot.it 14/11/2016



                                                                                   

Ethnographies Vol. II out on February 2012!!

The second issue of the collection includes two amazing Hermetic BrotherHood of Lux-Or's Albums!!!!

   Jesus and John Wayne.................and Justice for Hollywood!!!

The Desert        and         the Factories!!!

          

 

Il cielo è plumbeo, con sfumature rosse al tramonto. Una capra ulula a Saturno. Una pistola nell'ombra.

Le nuvole passano veloci squarciate da raggi di sole accecante. Il paesaggio è verde intenso, in alcuni punti ancora riarso. All'orizzonte si scorgono sagome di fabbriche chiuse circondate da supermercati, da uomini a cavallo, da animali al pascolo.
Chiese campestri nell'agro. Pioggia e devozione. Carne da fare a pezzi, fuoco. Nuraghi, betili, tombe dei giganti, domus de janas, templi a pozzo. Un inceneritore.
Rifiuti solidi urbani. Boschi sacri. Fabbriche e chiese deserte.

Arriva il secondo volume della collana Ethnographies Musèe de l'Homme Hermetiquè, documento puntuale delle improvvisazioni rituali dell'Hermetic Brotherhood of Lux-Or.
Due nuovi capitoli della saga pagano-cosmica: Il Deserto e le Fabbriche ,antitetici, fratelli in terra sarda, cattedrali nella sabbia:

Jesus and John wayne il deserto, i vecchi film western girati
negli 60 che si materializzano nella realtà dell'oggi, mai così reali, la terra bruciata dell'anima, paesaggio estivo barbaricino riflesso.

Gli alberi finiti nelle vecchie rotaie
su cui viaggiano vecchi treni.
Il Far West vicino, tangibile, il lontano Occidente, il miraggio, il sogno americano...

...and Justice for Hollywood la fabbrica, l'industria seriale fallita, la finzione borghese che porta il nome
della sacra selva oscura! Le fabbriche chiuse abbandonate. Operai estinti.Il suono dell'incenerimento del sottoprodotto del Capitalismo.
Unico stridore industriale rimasto. La catena di montaggio spezzata.
Il consumo di ciò che rimane. Di ciò che ci scalda ancora. Fino alla morte con le armi in mano.

 

First off comes those Sardu-sonic tricksters the Hermetic Brotherhood of Lux-Or, whose new double-CD bears the portentous and totally-deserved title ETHNOLOGIES VOL. II: MUSE DE L’HOMME HERMETIQUE. What a severe form of Kosmische Musik these gentlemen barf out, brothers’n’sisters. Fuck me, it’s a double-CD of utter vocaleptic brainstorms, eternal drumclatter, caveholler, lo-lo-fi Neu 2-style thrash, epic sub-Faust mung worship and seething half-hour-long Zoroastrian ambulence of the dark stasis variety. Released on the oft excellent Trasponsonic Records (www.trasponsonic.net), this superb beast should be in the home of any self-respecting Inner Space Cadet, for its very Sardonic presence on your shelf will promote harmony and humanity in your living space. Fucking yowzah!

                   Julian Cope        April Drudion  2012      http://www.headheritage.co.uk/addressdrudion/153/2012/

 

Polvere che non si posa, quella alzata da HBOL.
Post deflagrazione, senza dubbio.
In attesa del vento.
In attesa di altri, inevitabili eventi.
Nulla di buono all'orizzonte.

Potrebbe esser altrimenti?
Vivi in Sardegna, sai, che la tua voce difficilmente giungerà altrove, sai, che verrai picchiato al porto (partenza e arrivo), sai che la polizia, ovunque andrai, ti caricherà, sai, che non frega un cazzo a nessuno, che tutt'intorno a te, sia una saracinesca chiusa.
Le tue ragioni, la tua disperazione, non importano, nessuno ti ascolterà.
Questo, quello che succede.
E la distanza, fra terra e mare, aumenta.
E tanto, anche di questo, non frega niente a nessuno.
Sei, senza voce.
Questo, vuol dire nascere sull'isola.
Solo un bacino di voti, solo un luogo come un altro, dove poter rubare e speculare, con soldi, che drammaticamente ed incidentalmente, ti apparterrebbero.
“Ethnographies”, parla di questo, spazi deserti, chiusi e recintati, e ruggine, tanta ruggine.
Al punto che, quella sfumatura rossiccia, ti par oramai esser li da sempre.
Ne conosci il sapore sulla punta della lingua, la senti dentro.
Il territorio, è andato, azzannato da interessi troppo grandi, come era prima, non lo ricordi più.
Tanta gente intorno, e pochi denti in bocca.
Sempre meno.
Torniamo indietro nel tempo, al pancotto con le erbe.
A cercar le erbe sui lati delle strade, o nei parchi pubblici, pisciati e cagati (dai cani e non solo).
Gli anziani fuori dal bar, almeno un passato l'hanno avuto.
Tu, solo ed esclusivamente, presente avariato.
Sono cazzi, e basta.
Scavati una casa nella roccia, bevi acqua dalla sorgente (filtrala prima, la merda si annida in ogni dove...), comprati un fucile.
Il resto, è semplice.
Tieni alla larga tutto e tutti, ed ogni tanto, esci in caccia.
Che Julian Cope, provi rispetto, il minimo sindacale.
Trasponsonic, riflette la nostra quotidiana finzione.
Non cura e non consola.
Ed ora, agita l'osso bianco sopra la testa.
Il difficile, è il primo colpo dato.
Poi, prenderle o darle, sarà questione da poco.
“Ethnographies Vol.II”, è un monito.

Marco Carcasi www.kathodik.it

 

Emanazione del Collettivo-Etichetta Trasponsonic gli Hermetic Brotherhood of Lux-Or sono suno dei segreti meglio custoditi dell'avant rock psichedelico di casa nostra. Poco ha fatto nel corso degli anni la formazione per farsi conoscere. Chi è interessato a determinate sonorità è tuttavia riuscito a scovarli (si veda alla voce Julian Cope), cosa forse normale per chi opera in una terra misteriosa e affascinante come la Sardegna e si dedica a una musica così disturbante e oscura. Anzi, a ben vedere quella degli Hermetic Brotherhood of Lux-Or non è nenache musica, o almeno non solo! Piuttosto è uno spazio psichico, uno stato della mente che ha luogo a partire dalla trasfigurazione immaginifica di un territorio: Non si tratta di prodotti musicali di consumo ma di reali documenti etnografici. Colonna sonora di noi stessi e di una natura ancora potente che con dolore, a tratti rabbia disperata rifagocita industrie chiuse e decadenti, cucine sporche e maleodoranti, bar pieni di disperati e strade deserte in un percorso di riappropriazione di identità e radici ancestrali mai cosi necessario. Momenti e luoghi bui, fabbriche e grotte da cui si intravvedono futuri e abbaglianti sprazzi di luce." Questo è il senso delle Ethnographies, che in questo secondo volume( il primo è uscito nel 2010) si presentano in un doppio cd mastodontico, in cui più che etnografie sembrano passare in rassegna alterazioni percettive di uno spazio psichico e culturale. La psichedelia diventa allora sinonimo di isolamento e di un cortocircuito temporale ( e di immaginari), ed è come se Kenneth Anger e Julian Cope vagassero tra le rovine della Sardegna post-industriale. Diviso tra allucinanti nubi di psichedelia cosmica e cingolati rumoristici da fine del mondo Ethnographies Vol.2 è il viaggio più destabilizzzante e acido che si possa intraprendere in questa prima metà del 2012.

Antonio Ciarletta Blow-up Maggio 2012

 

 

Della folle congrega sarda facente capo alla Trasponsonic abbiamo già avuto modo di parlare. Ma ogni uscita, pur diradata nel tempo rispetto ai pirotecnici esordi, del collettivo di innominati e innominabili è degna della massima considerazione. Specie se, come nel caso di questo Ethnographies Vol. II, non si parla di un album a concetto bensì di due album distinti riuniti sotto la volta dell’indagine etno-antropologica che il collettivo sta svolgendo sulla propria terra d’origine, trasformata quasi in paradigma vivente della decadenza del mondo occidentale, affrontata trasversalmente sotto la lente distorcente della musica "industrial" tutta.

Due nuovi capitoli, dicevamo: Jesus And John Wayne e And Justice For Hollywood, ovvero due (non)luoghi/stati della mente tipici dell’isola. Da una parte il deserto, dall’altra le fabbriche con in mezzo un legame apparentemente distante ma in realtà saldissimo: quello dell’essere “antitetici fratelli in terra sarda”, vere e proprie “cattedrali sulla sabbia”.

Il primo come stato della mente, luogo di perdizione e espiazione, scenario di vecchi western riproposti nell’attualità con un procedimento che sa di quella hypnagogia oggigiorno tanto cara. Roba che si esprime musicalmente in quattro lunghissime suite d’impostazione free-psichedelica, in cui effluvi pagani e rimandi ancestrali riuniscono su un stesso terreno – sabbioso, ovviamente – Current 93 (Hyperion Sunset) e psichedelia desertica post-Morriconiana (HydrogenWhiskey, un Neil Young baritonale abbandonato da Jodorosky nelle location de El Topo), litanie spirituali che guardano ad oriente, come se gli Om fossero cresciuti tra carcasse di fabbriche e desolazione in Barbagia (Gravity Sucks), ohm malefici e ossessivi (Orbitronio).

Sempre dilatato ma più radicale il contenuto di And Justice For Hollywood, per forza di cose legato ad un aspetto industriale, materico e ossessivo delle fabbriche disseminate sul territorio sardo e ricalcato sui sette peccati capitali. Musica retta sul filo rosso che dai TG arriva ai Liars, passando per Godflesh e Scorn, in cui riecheggia una versione nostrana della Sheffield cara ai Cabaret Voltaire. Roba da catena di montaggio, come nell’opener Azure Acedia – i Test Dept dei tempi andati che jammano con gli Swans di Cop o Greed? – e densa di fumi tossici come nella maggior parte delle tracce tra epiche cavalcate tribal-noise (Red Ira) e groovey (Blue Luxuria). La disillusione per uno sviluppo industriale mancato che si trasforma in archeologia invadente, il crollo dell’ideale del progresso, la decadenza visibile nel disfacimento del costruito, trova la sua catarsi nei 34 minuti della ciclopica chiosa di Yellow Avaritia, tra ambient mefitica, risuonare sinistro di sirene d’allarme, metalliche percussioni che sono eco lontano di un american dream trasformatosi in world night mare su cui scende una pioggia acida di white noise.

Più che un disco, una vera e propria ricognizione nel passato/presente di una terra che, ci ripetiamo, è esempio, micro-mondo atonale e ruvido, di un sistema in overdrive e molto prossimo al collasso. Sipario.

                                                                      Stefano Pifferi www.sentireascoltare.com

 

La Sardegna non è solo la terra di conquista e vacanza di ricchi con panfilo, donnine succinte e gossip vari. Questa immagine la si lascia volentieri, ahinoi, ai vari tg scandalistici, preferendo invece qui evidenziare come questa sia una terra rigogliosa di misteri, cultura e rituali antichi.
Il suo folklore artistico-musicale dei tanti Tenores ha sicuramente catturato l'interesse non solo tra i cultori della world music, ma anche tra un pubblico più allargato. Questo aspetto, però, è solo uno dei molteplici che caratterizza questa magnifica regione. Ad esempio, nell'entroterra nord-ovest dell'isola c'è la piccola città di Macomer, circondata da un paesaggio collinare e montuoso, selvaggio e seducente.
Proprio in questa area opera un collettivo di musicisti assai particolari che ruotano intorno alla
Trasponsonic, collettivo e label attivi in ambito di musica esoterica, post-punk, industrial, avantgarde. Maqom, Hameloh, India Von Halkein, Andrea Porcu, Campostorto e numerose altre sigle caratterizzano le pubblicazioni di questa etichetta dalla qualità mediamente alta e che sono autentico culto per chi le ha scoperte e apprezzate.
Alcuni di questi nomi poi convergono in un ulteriore progetto denominato Hermetic Brotherhood Of Lux-or, una sorta di "all stars" della label che unisce le proprie forze creative per una celebrazione industrial, post-punk e noise.

"Etnographies Musèe De l'Homme Hermetique" ne è il risultato, e ora giunge al suo secondo volume, definito dagli artisti coinvolti come "due nuovi capitoli della saga pagano cosmica: il Deserto e le Fabbriche". Anche questo nuovo episodio si compone di due ben distinti cd, rispettivamente intitolati "Jesus and John Wayne" e "And Justice For Hollywood".
Il primo è un dilatato corpus di quattro lunghe tracce dove i grandi spazi dei propri campi vanno a coincidere idealmente con quelli del western quanto con quelli in cui predicava il Messia. Sono anche terre che il cinema ha ripreso nei colossal religiosi e di cowboy, dunque un immaginario che si bilancia tra realtà e finzione, musicalmente tradotto con un'ambient molto scura, fatta di distorsioni laviche, loop campionati ossessivi, fiati impazziti, voci effettate e che recitano litanie sacre. Sembra proprio di ascoltare gli
Skullflower di "Obsidian Shadex Codex" o "Carved In Roses", ossia quegli episodi della band inglese in cui, all'irruenza ipnotica degli esordi (vicina ai Loop), si preferivano abrasivi quanto slabbrati mantra elettrici. Non mancano anche episodi che fanno pensare all'ossessione acustica di Michael Gira nel suo progetto The World Of Skin, proprio per dannazione e trasporto emotivo.

Il secondo disco contiene invece brani dalla violenza più furiosa, scuola primi
Cindytalk, grazie a saturazioni elettriche ed elettroniche che incontrano una batteria più martellante che percussiva, rendendo così gli episodi più lanciati, proprio come una fabbrica industriale in piena attività.
Ad essere evocato è il sogno americano, che però ben presto si tramuta in incubo e le sue ideali stelle e lustrini diventano saette che tagliano e fanno sanguinare. Hollywood come sinonimo di decadenza, di illusione che invece nasconde perversione e violenza fisica quanto psicologica.

Gli Hermetic Brotherhood Of Lux-Or sono una preziosa testimonianza di una società al tramonto, che deve trovare una sua salvezza nel proprio passato più ancestrale, un viaggio di purificazione che passa anche attraverso una dura espiazione.
Ma se il sacrificio è anche questo ascolto musicale, allora ben venga tale purgatorio.

                                                                         Gianluca Polverari www.ondarock.it

 

 

 

 

 

 

Ethnographies VOL.I  Musèe de l'Homme Hermètique

 

 

 

 

“Ethnographies” are detailed descriptions of social life in different times and places. Traditionally, ethnographies focused in-depth on a group of people such as the Nuer or a particular North Indian Village. Today, they are just as likely to focus on a particular aspect of social life such as new reproductive technologies, meanings of the veil,ect.. In this case they are about ritual music of a sardinian mutant strange collective. Ethnographies can be really interesting to read and give you a fascinating insight into a place or group of people. In their ethnographies anthropologists often write about their experiences of doing research; how they felt, what it was like to live in an unfamiliar place, so they are also good ways to find out what it might be like to be a professional anthropologist!!

 

tLa collana Ethnographies uscirà in tre volumi costituiti ciascuno da due cd in copie limitate. Essi rappresentano la nostra ricerca musicale e sociale in questi ultimi due anni. Quaderni di appunti che diventano lavori compiuti perchè fotografano momenti intensi di vita vissuta lontani da qualsivoglia forma di rappresentazione e posa. Non si tratta di prodotti musicali di consumo ma di reali documenti etnografici. Colonna sonora di noi stessi e di una natura ancora potente che con dolore, a tratti rabbia disperata rifagocita industrie chiuse e decadenti, cucine sporche e maleodoranti, bar pieni di disperati e strade deserte in un percorso di riappropriazione di identità e radici ancestrali mai cosi necessario. Momenti e luoghi bui, fabbriche e grotte da cui si intravvedono futuri e abbaglianti sprazzi di luce.

Buon viaggio nella Nuova Psicogeografia.

Nel primo volume :

Hbol -Urano1935 e  Glup Alak Tum! Lo spazio infinito e la profondità della terra!

OUT NOW!!!!! 

 

Let’s next move on to the huge double-CD ETHNOGRAPHIES VOLUME I by Sardinian sextet the Hermetic Brotherhood of Lux-or, whose chants, processions and rituals have – across two long CDs of on-site filed recordings – captured a sound that I’ve only previously encountered in Japan via such time-breaking ensembles as Taj Mahal Travellers, East Bionic Symphonia and Marginal Consort. Those spirited few of you who are particularly intrigued by my invoking such hallowed Nihonese ensembles will not be disappointed by the None More High heathen jabber contained within the grooves of these two CDs from Trasponic Records (www.trasponic.net). Indeed, there’s even a degree of degraded Ur-musicality contained within these fine works that is futuristic enough to be considered genuinely post-Edisonian. Imagine Miles’ 32-minute ‘Get Up With It’ title track captured only by vocal FX and primitive concussion within the portals of some megalithic Sardu antron and yooz nailed these slippery motherfuckers somewhat, what! Buy this two-CD set, it’s the Mother of Fuckers, it’s the Brew that is True.

Julian Cope on    http://www.headheritage.co.uk/addressdrudion/142/2011

 

Torna in azione, il vettore lisergico esplorativo preferito, di casa Trasponsonic.
“Ethnographies Vol.1: Musèe de L'Homme Hermètique”, è il primo anello, di una collana in tre volumi (in doppio cd a tiratura limitata), che rimesta materia occasionale, fra scarto putrido e pietra preziosa.
Indifferente a questo punto, Hermetic Brotherhood Of Luxor, tracima minaccioso.
Suoni che sanno di rabbia malcelata, di campagne spopolate, di casali abbandonati, di ricordi strappati e speranze inespresse.
Indecisi nel proprio ondeggiare, sotto l'insegna al neon di un bar aperto, nella solitudine della statale.
Sentirne il silenzio circostante, un leggero sibilo in lontananza ed un battito incazzato, premere nel torace.
Suoni a pugni stretti, violenti, ancestrali, infinitamente lisergici (chiedete a Julian Cope, cosa pensa di loro...).
Sconvolti sul serio, ma fuor di ogni canone.
Un bivio emotivo, uno svincolo a rilascio lento (i primi Clock Dva quasi free, i Cabaret Voltaire di “Red Mecca” e “Three Mantras”, sfrigolio di corde Godflesh,
varie porzioni kraute, il Mediterraneo ed i suoi veleni nascosti).
“Urano 1935” e “Glup Alak Tum..!!!”, son due tracciati sconnessi, impervi, deliranti senz'altro, che non cercano facili scorciatoie, son dolorosi, ma reali; fottutamente reali.
E se tagli la carne, stai sicuro, che il sangue uscirà.
A meno che la morte non sia passata prima.
Ma quando tutt'intorno è irrimediabilmente andato, anch'essa cos'altro può fare?
Imperfetti, isolati e non allineati.
Oltre la Sardegna, non riesci ad immaginarli in nessun luogo (altro che Texas..).
Pecore, rocce, gente che non ha più un soldo in tasca, le case che si vuotano, i vecchi che rimangono a succhiarsi le dentiere,
i giovani, che sperano in una dentiera da succhiare, e non riescono ad immaginar altro luogo dove andare, e ci si ritrova tutti, stretti,
impauriti, a dir le stesse cose, a far finta di niente, a dirsi che tutto procede, che ce la potremo fare, ognuno di noi, perso ed isolato,
fra nani di governo, troie, Bondi depressi e falsi oppositori.
Il suono dello smarrimento.
Unico, personale, tragico.
Nostro.

Aggiunto: April 3rd 2011
Recensore: Marco Carcasi
Voto: 4 stelle

www.kathodik.it

 

 

 

   

            

 

 

 

HERMETIC BROTHERHOOD OF LUXOR

"SAINT LUX"

                           

 Un nuova, quanto arcaica, divinità mutante fruga nella terrra. Adora lo sbocciare della Primavera. Con i neuroni in fiamme nella luminosità del nuovo Messico. Circondata da insetti che disegnano sfere luminose innesta la pietra con l'acciaio e si ritrova nell'abbagliante universo che implode. Urla,smembra,sanguina. Inno alla purezza femminile e selvaggia , terra, Dea Madre, luna. Ninfa,fata e strega. Luce che si specchia nei pozzi sacri. Continuamente profanata ed innervata di archeologia industriale arcaica e contemporanea. Sopravvive nella mutazione e forgia nuovi guerrieri pronti all'apocalisse, rivelazione o distruzione che essa sia.

 

 

BBUY NOW!!!!!!!

trasponsonic@hotmail.com

LISTEN NOW!!!!!

www.myspace.com/trasponsonic

 

 

HERMETIC BROTHERHOOD OF LUXOR - SAINT LUX

Next up, you just gotta catch SAINT LUX by Hermetic Brotherhood of Luxor. Released on Trasponsonic Records (trasponsonic.net), this chaotic whirlpool of Italian bare-faced, bare-back devilry inhabits the wild free realms of religion’s end: Ragnarok starts here Motherfuckers! Hard to believe these wild spirits hail from the southern Catholic climes, but dammit this is hot as mid-60s Elevators, as unstinting as 90s Monoshock, as inchoate as ELECTRONIC MEDITATION-period (and Conny Schindler cello’d) T. Dream, and currently occupies in my mind the larger place. Although I formed Black Sheep as an antidote to Post-Everythingism, I’m still big enough to admit that SAINT LUX demands the Post-Everything and GETS the Post-Everything, herein scoring 100% where even stealthy practitioners such as Temple of Bon Matin regularly score only 75%. This record is as dense and as sustained a Vox Clamentis in Deserto as any this year, an (in places) almost free jazz/almost Krautrock landslide of the kind Wolfgang Dauner alone mustered up at the dawn of the ‘70s. This is a big fucking statement; possibly a future Album of the Month. Thank you gentlemen, you rocked me to the corpse!

    JULIAN COPE  WWW.HEADHERITAGE.CO.UK  AUGUST DRUDION 2009
 

HERMETIC BROTHERHOOD OF LUXOR - SAINT LUX

Rumore di scontro; fra terra e mare.
Continuo, implacabile, non puoi farci un cazzo, solo pregare, che ti rimanga abbastanza terra, da calpestare sotto i piedi.
Credevo avessero sputato fuori tutto quel che potevano, con i precedenti “Umungus Fungus”, “Urano 1” ed “Urano 3”.
Mi sbagliavo; di grosso.
Era soltanto un carburare quello, splendido, scioccante, ma soltanto un carburare.
“Saint Lux”, è titolo perfetto.
Possiede qualità legate al sangue, ad una fertilità pagana bruciante.
La cellula Hermetic Brotherhood Of Luxor è ben oltre la questione gusto.
Credi forse, che la cagnetta Laika non abbia urlato all'interno dello Sputnik?
“Saint Lux”, possiede sguardo, che ha a che fare, con l'universo non funzionante di “Julien: Donkey-Boy” e “Gummo”, con l'astinenza atroce ed inesplicabile di “Taxi Blues”.
Spazzatura krauta, che rientra in fiamme nell'orbita terrestre.
Ash Ra Tempel, Can e Amon Düül, non omaggiati, oltraggiati.
Da un'altra parte, i Taj Mahal Travellers e gli Acid Mothers Temple, con le palle di Kawabata Makoto strizzate sino a farne poltiglia.
Post, come i Clock Dva di “White Souls In Black Suits”.
Ed intanto continui a pregare, che la terra non si ritragga ancora; sotto l'urto del mare.
Il bardo Cope, e l'hard che sogna di fare, Neurons Firing, Stoned Metal Morph, Mikosteryon (quell'insistenza sfiancante, come Broadrick nei Godflesh di “Pure” ), selvaggio e bagnato.
Carne da macello che sceglie di puzzare furiosamente.
Andrej Porcu, Antonov, Ersilio Campostorto, Ethan Varrs, Gabriel L.B., M.S. Miroslaw.
La sbronza al risveglio, ed il vero risveglio di Joe Lon, in “La Fiera Dei Serpenti”, di Harry Crews.
... Joe Lon prese la doppietta attaccata alla rastrelliera dietro la sua testa, e con un unico movimento scese dal pick-up e aprì nel torace nudo e pallido di Victor un buco grande come il pomello di una porta. I cacciatori si bloccarono. Non si muoveva più neanche una foglia. Joe Lon infilò un'altra cartuccia di pallettoni doppio zero nel caricatore, lasciò scivolare l'arma leggermente sulla destra, e fece esplodere l'espressione di orrore stampata sulla faccia di Luther Peacock. Una donna implorò qualcosa. Un bambino si mise a piangere. E Joe Lon avanzò tranquillamente verso i cacciatori, mettendo il colpo in canna. Alzò la doppietta, inquadrò Shep nel mirino, ma lo spostò su Berenice. Le fece saltare il collo. Infilò un'altra cartuccia. Non si era mai sentito cosi bene in vita sua...
Che dopo questo, tentassero di tagliargli via l'uccello, è cosa naturale, ma non rilevante.
Da bestie bercianti, quali siamo.
Un sibilo, imperfetto e traforante.

Con pochi eguali sul pianeta.

              MARCO CARCASI on www.kathodik.com  August 28th 2009
                                Voto:

 

 

SCIENCE! The one true alchemy. Unless there's something someone's not telling me... haha. This album, at first glance of the tracklist, can lead anyone to think that this work has the potential to be a soundtrack to a Sci-Fi epic. But it's not quite in that cliched realm. Unless that epic is not opposed to a mix of avant-garde industrial/jazz/punk/metal/electronic sensibilities.
This is kind of exciting for me because this is the first time I'm reviewing here an effort done by what looks to be a whole band. After listening to this work, you'll know why these guys are going around calling themselves a brotherhood. I haven't used that word much, and this reminds me of a few things I've had the pleasure of writing about. The things that come to mind are interwoven as much as things are in our niche of the PostIndustrial community-

Tie in #1: Considering this piece has reminded me of the collaboration between some of my closest musical buddies on "Schattenkrieger", not because of the sound, but because of the incredible results that can be achieved when friends get together and unite their diverse talents and strengths. This is what I believe to be the biggest force of "Saint Lux"

Tie in #2: "The Italian Job"... I LOVE YOU PEOPLE! The many elements that bring together the essence of that glorious boot-shaped country [or as a former classmate of mine called it, "a hooker boot", which became my best nickname ever!] are all dear to me. This piece reminds me much of "Supernova", the amazing album I got to review for Heathen Harvest by another band of Italianos I really dig, Satanismo Calibro 9. The sounds are similar in some ways, as well as the loose song structures and intense array of sounds provided by more than just a couple of people.

Tie in #3: This gorgeous musical work of art was an unexpected gift from Mirko Santorou in an unexpected package that was only hinted at by Eric of Tzii. Eric had suggested that since I liked "Anti Drama Cut-ups" so much, I might also like "Vuole Morire", and said he would ask Mirko if he would be kind enough to send me a copy for obvious promotional purposes. The thing is, Eric never told me if Mr. Santorou agreed to mail me the work, it just showed up in my mailbox a few weeks later! THAT was a beautiful thing. One of those sparks that really makes life worth living. I smile just thinking about it.

Tie in #4: Finaly, the word "brotherhood" ties in another work that was a gift from another very dear Mediterranean friend of mine, Flavio Rivabella. The first track, "Anthesteryon", contains some cool trumpet work by Mirko which is very similar to Flavio's style. The last time I ever heard such a wonderfully synergystic blend of trumpet and electronics was when I wrote about a live collaboration between Flavio and CrisX on "Live at the Ex-mental Hospital at Santa Maria della Pieta- Roma". I had written that these two had a wonderful "musical brotherhood" which enabled them to make one of the most incredible live partnership-performances I have ever heard.

And as I write and am listening to "Saint Lux", I cant help but think that I realize this has to be the best thing I have had the privilege to write about this initial year here in The Formless Kingdom. It's not my exact favorite [that would be Radio Salva's "Kath' Ara" ep], but I really think this is the best submission I have been granted in my lone-wolf efforts here in this little blog. Don't nobody else get offended or jealous now! You're all here being written about because you ALL rock in your own way! It's this type of diversity that is making our Kingdom grow in a special way, makes me smile, and has gotten me through a LOT of bullshit this year.
And there is a lot about "Saint Lux" that gives me the same sort of music-induced joy. There is such an eclectic nature to it, much more so than "Supernova". There seems to be a reflection of influence that is truly unique to my ears. Some tracks are spacious, some are animalistic, ritualistic, others are trippy, but ALL are good.
One thing that is consistent through the entire work in question is some AMAZING and original synth work and processing. In almost every track, there is present some very lively and rhythmic electronic elements. A lot of the time the best synthetic stuff comes as a brilliant intro which mutates for a certain length, and then you end up with something completely different to finish a song. There is hardly anything linear about any selection.
The initial track mentioned above has some of the best electronics in the work, but with the second song, things quickly turn into a very Punk-rock slap in the face. Now, many will not be comfortable with the idea of anarchistic guitars and digital noises being side by side, but you really HAVE to listen to know how sick it sounds. This track also introduces the listener to the very gruff, masculine, and blunt rage that is Mirkos vocal work. This motherfucker is CRAZY good at what he does with his voice. I have NEVER heard a man yell the way he does, and when I wrote at the start about some tracks being animalistic, I meant that the animal element was coming from the abusive but innovative and unique way this guy spits his voice out. Sometimes it's raw, other times it is cleverly processed, but not too much.
"Circular Insects" is one of the albums pieces that lets you see each members talent in a minimal but well-sequenced order. There is some heavy dirty bass, a saxophone, Mirko's maniacal vocal style, a taste of some of the very limited sampling on the disc, and a type of unity that brings it all together without too heavy a build-up.
"Ligten Only Spheroids" is definitely one of my favorites because of a very unusual combination of styles. This jam is highly reminiscent of Pink Floyd's early days at the UFO. It's got some very jazzy and smooth drumming paired with some very great organ work, nothing soothing, and to shake things up, Mirko takes on a very Blixa Bargeld attitude and style with his vocals, which also reminded me of Roger Waters in a way with his outlandish, almost primal vocalizing like in "Careful With That Axe Eugene". The tracks gets dark, then picks up in tempo, gets retro toward the end and finishes in a mess of cymbals and cacophony.
"Imploding Universe" is right before the end, and this is another sort of Floyd-ish entry that mixes sharper electronics with what sounds like the improvised segment of the "Live In Pompeii" version of "Set the Controls for the Heart of the Sun", but it doesn't let you off easy because the drums come back strong, a sudden drop, and the last track reminds you that the attitude never wavered, you get one last manly dickslap, and the brotherhood leaves the building.
Fantastic work. There is contemplation, there's madness, inventiveness... all coming together in unexpected ways. This is a work that is difficult not to be impacted by. I certainly was and am very glad about it.

Raul Chavez on www.theformlesskingdom.blogspot.com

 

 

 

 

 

 

   

 

Humungus Fungus´ // `Urano 1´ // `Urano 3´

Autore disco:
Hermetic Brotherhood Of Luxor


Etichetta:
Trasponsonic (I)

Link:
www.trasponsonic.net

Formato:
CD-R


Anno di Pubblicazione:
2007 // 2008

Titoli:
1) Humungus Fungus // 1) 1986U2R 38000 2,500 2) a 44720 7-12 3) ß 45670 7-12 4) e 47190 0-2 5) ? 47630 1-4 6) d 48290 3-9 7) 1986U1R 50020 1-2 // 1) Urano . 3

Durata:
79:40 // 40:13 // 67:49

Con:
M.S. Miroslaw / SolideaSurya / Antonov / Neurath / Ethan Varrs


Il Vuoto E La Sua Irresistibile Attrazione
x Marco Carcasi


Nell’opera di erosione del quotidiano (le certezze consolidate, i culti, i credi; i cazzi vostri…), Trasponsonic piazza un triplice colpo che, piega le gambe e si avvicina allo stritolamento finale (i lobi frontali se ne vanno…). Il corpo ne trae giovamento, l’essenza s’invola; tutto il resto si sfascia.Darsi fuoco ai piedi, ed osservarli bruciare avvolti da fiamme azzurrognole; deve produrre più o meno lo stesso effetto. Gli officianti dei vari riti, li abbiamo incrociati in varie formazioni lungo l’autostrada trasponsonica, in queste tre suggestive oasi allucinogene, producono e rilasciano spore, che più di un danno (quasi) irreversibile provocano. “Humungus Fungus” apre ed abbatte sin da subito, un’unica cavalcata nello spazio siderale o, a scelta, l’aprirsi un varco a mani nude sino al centro della terra (peccato che alle nostre spalle il tunnel si richiuda senza via di scampo…). Incubico od angelico, non sono affari miei, semplicemente oltre; questo si.
Il danno, la beffa e l’estasi. Persi in mezzo al nulla fra tribalismi sconnessi, post punk (Cabaret Voltaire periodo “Red Mecca” senza elettricità, resta solo il titolo…), Papua, Guadalcanal e Macomer; indifferente pare essere la questione. L’ossigeno da queste parti finisce presto e non si ha idea di dove si sia giunti. L’esalazione emessa intorno al cinquantaquattresimo minuto propende per un luogo immaginario fra; gli Zoviet France (circa “Loh Land”), e i Vuh di “Affenstunde”. Tradotto vuol dire che la luce si spegne. Affilo un coltello ma ancora non so per chi sia. Si vedrà poi; importante l’affilarlo.
“Urano 1” giunge ad un approdo, Urano appunto, ma potrebbe essere solo un miraggio. Sconquassi di feedback trattenuto/armonizzato, soave e divino, gas nell’aria che si tinge di giallo. Irrespirabile e venefico, tuttavia ne è altamente consigliata l’inalazione. Per alcune progressioni ed atmosfere siam dalle parti (approssimativamente) di God, Scorn, Utralyd e Supersilent. Tutti con gli abiti in fiamme (di nuovo…). Jazz catastrofico e tribale, e 47190 0-2, infila anche un battito assassino/sudato che definitivamente manda tutto a gambe all’aria. Il resto è invocazione vocale/ritmica che mira il bersaglio ma si perde nel vuoto più alto. Una freccia incenerita dal sole. Pulviscolo fertile in caduta libera sulla terra riarsa. “Urano 3” è la pioggia finale, l’azzeramento ed il nuovo punto di partenza. L’Exploring Star di Brooklyn che si accartoccia su se stesso il tre gennaio di quest’anno. Un beat carnale, implacabile ed indolente, il soffitto che schizza in alto e scompare frantumato nella notte. Abbattimento, stordimento; gioco di morsi e carezze voluttuose. Sun Ra,i Chrome ed i This Heat, Teo Macero che osserva da qualche parte; potrebbe essere. Lo spazio che si contrae e collassa su se stesso. Acid/hard/free/jazz senza rimorso, l’azzannare del feedback infinito. Hermetic Brotherhood of Luxor e Trasponsonic; pura e semplice vampa evolutiva. La vetta più alta è ampiamente oltrepassata; lo spazio vuoto si allarga tutt’intorno.

Il viaggio di ritorno non è contemplato.



Data Recensione: 18/7/2008 www.sands-zine.com   

 

 

Hermetic Brotherhood of Luxor "Urano 1"
Trasponsonic

Trying to find information about this band lead me down a strange rabbit hole that veered into topics of occult technologies and ascended masters- an appropriate setup for the sounds made by the Hermetic Brotherhood of Luxor. It's almost impossible to nail down what the Brotherhood is doing into a single genre, but there is a singular intent that comes through in the entirety of "Urano 1"- the creation of a shamanic space that completely envelops the listener.

The Hermetic Brotherhood of Luxor is made up of four different musicians who are simultaneously creating, resampling, and mixing live sounds together from sources such as trumpet, sax, guitar, and percussion. The first comparisons that come to my mind are bands like 23 Skidoo and The Hop Frog Collective. Bands like these seem to operate completely outside of the normal time flow of everyone else and can combine any instruments they need to create rich post-tribal sounds. The nuances of each instrument are still present in "Urano 1", but everything has been transformed into something completely alien. The seven tracks flow seamlessly into each other, but this couldn't possibly be a live recording... could it? The album feels like a self conscious entity, breathing and pulsing with life while shapeshifting into several illusory forms. Intense rhythmic passages stutter and loop in and out of focus while horns are transformed into sheets of static. The focus and intent of these compositions is what overwhelms me. To hear musicians actually listening to each other and responding on this level is rare.

When the album is over, I feel changed. This is really powerful stuff and a masterpiece of true dizzying psychedelia. I have not heard anything else by this band, but if this is any indication of what they're capable of, then I want to hear more. 10/10 --

 Charles Franklin (11 March, 2009)  Foxydigitalis

 

 

 

 

Trasponsonic Inc. 2012